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Pickmann e la Fascinazione in Italia — Testimonianze Oculari (1899)

Da Wiki Method Paret.

Questa pagina raccoglie testimonianze oculari italiane sulla fascinazione da spettacolo nell'area donatesca — da Pickmann, imitatore di Donato in Italia (1899), ai casi di fascinazione spontanea documentati dal prof. Ottolenghi.

Fonte Drive ISI-CNV: Pickmann e fascinazione spontanea — Drive Fonte scientifica: Morselli: Drive

Pickmann: imitatore di Donato in Italia (1899)

Il Prof. Ottolenghi (criminologo italiano) assiste a Siena, nel giugno 1899 al teatro della Lizza, allo spettacolo di Pickmann — artista che ripropone in Italia le esperienze di Donato sotto il nome di «fenomeni di attrazione e repulsione».

La tecnica di Pickmann (derivata da Donato)

Ottolenghi descrive il metodo:

«Il Pickmann, come ebbi occasione di constatare il giugno scorso a Siena nel teatro della Lizza, saggiata la suggestionabilità del soggetto (egli applica la mano destra fra le scapole del soggetto, fa fissare la mano sinistra e impone di provare una forte sensazione di attrazione all'indietro nel momento che stacca la mano dal corpo), attrae a sé i suoi soggetti con lo sguardo e, più ancora, con la voce (comando che dà in francese e fa ripetere in italiano dall'interprete).»

L'effetto sui soggetti:

«I suoi soggetti, veri automi, vanno a lui rigidi, con la testa e il corpo sporgenti in avanti, gli occhi spalancati, e inutilmente alcuni, cercando di resistere, si arrestano nell'atteggiamento imposto, rimanendo inerti, in attesa di comando.»

E la gestione della profondità:

«Per rendere più completo lo stato ipnotico e quindi l'automatismo, ad alcuni comprime leggermente i bulbi, sveglia coloro che tendono a passare in istato di letargo

Quest'ultimo dettaglio è fondamentale: Pickmann, come Donato, calibra attivamente la profondità — svegliando i soggetti che vanno troppo in profondità (léthargie) per mantenerli nel range ottimale della fascinazione cosciente.

La testimonianza soggettiva in prima persona

Un laureando in legge (signor P.) descrive la propria esperienza con Pickmann in due serate consecutive — una delle testimonianze in prima persona più dettagliate mai scritte sulla fascinazione:

Prima serata:

«Quasi subito mi sono sentito trasportare violentemente indietro e se il P. non mi sorreggeva, sarei andato a battere la testa sul palco di proscenio. [...] io ho resistito per qualche momento, cercando di opporre la mia volontà a quella dell'ipnotizzatore. Ma subito dopo non ho potuto più oppormi e mi sono sentito trascinare verso di lui.»
«In quel momento mi sono trovato in una condizione stranissima: da un lato il desiderio potente di obbedire alla volontà del P. e dall'altro il timore di dire qualche cosa [...] Un simile stato d'animo durò alcuni secondi; successivamente [...] ho cominciato a respirare affannosamente, ho balbettato le tre parole: "Mi sento male" ed ho creduto di soffocare. Prova ne sia che il P. mi ha subito risvegliato.»
«lo stato di coscienza durante il sonno ipnotico resta inalterato; io ho sempre compreso quello che mi si comandava, ed ho sempre saputo ciò che facevo e ciò che dicevo. Ho constatato invece una grande alterazione nello stato di libertà d'animo, in quanto che, se non poteva dirsi ch'io fossi in stato di completa abulia, certo che la mia volontà più debole cedeva e si plasmava sulla volontà del P., dopo brevissima resistenza.»

Seconda serata:

«Ricordo benissimo di essermi detto: "Quanto sono stupido a restare in questa posizione, meglio che mi alzi!" Questo pensiero è un'altra prova evidente che la psiche era inalterata, ma d'altra parte non sono stato capace di fare nessuno sforzo per muovermi neppure un poco dal posto in cui mi trovavo e sono rimasto immobile fino a che il P. non mi ha svegliato.»
«Io ricordo benissimo di essermi dette queste parole: "Ora io scenderò le scale in due salti e colla massima sveltezza." E mi pareva realmente impossibile che fosse necessario usare delle precauzioni per discendere alcuni scalini che, nello stato normale, avevo saliti e scesi senza pensarci nemmeno. Invece quando mi sono trovato dinanzi al primo scalino, ho provato realmente la paura di cadere, e mi è stato necessario lo sguardo e l'incoraggiamento del P. per ogni scalino che scendevo.»

Il commento di Morselli sulla fascinazione come stato

Il testo cita direttamente Morselli (p. 279-282) sulla struttura fisiologica dello stato:

«Il soggetto scrive Morselli, che ne provò gli effetti, prova dispnea, la faccia e il collo gli si arrossiscono, ed è in preda ad una specie di vertigine, la vista confusa, come in mezzo ad una nebbia generale; non percepisce più che i due occhi del Donato, anzi, sovrapponendosi le immagini, non ne vede più che uno solo, un punto lucente fissato in mezzo alla fronte.»

La progressione fisiologica: dispnea → arrossamento → vertigine → restringimento del campo visivo → fusione dei due occhi in un punto luminoso.

«Il dispendio di forza muscolare, la fissazione dello sguardo, l'esaurimento dei centri di equilibrio del corpo portano un improvviso indebolimento dell'energia volitiva; permane, sì, la coscienza, ma i movimenti volontari, specialmente quelli di ribellarsi al fascinatore, sono estremamente difficili e come ostacolati
«Il donatismo [...] e con esso possiamo intendere la fascinazione, meglio di tutti gli altri processi magnetici e ipnotici, lascia più a lungo svegli e consci di sé i pazienti, sebbene tolga loro ogni dominio volontario sui loro atti. La fascinazione produce, cioè, uno stato di automatismo cosciente. Solo quando la fascinazione è molto intensa e l'individuo vi è continuamente soggetto, esso passa in uno stato sonnambolico incosciente completo.»

La fascinazione di gruppo

«Il Donato, usufruendo del gran potere della suggestione, fascinava contemporaneamente una comitiva di venti, trenta individui, poi li mandava a sedere nei palchi e nelle poltrone, in mezzo al pubblico. Ad un segno del fascinatore, spalancavano gli occhi, si precipitavano per raggiungerlo ed era necessario trattenerli affinché non si rovesciassero in platea.»

Il caso Lina M.: fascinazione spontanea

Il Prof. Ottolenghi documenta il caso straordinario di Lina M. (27 anni, 1895, Torino) — un caso di fascinazione spontanea che dura 24 ore e blocca letteralmente carabinieri e ufficiali.

Il meccanismo

Lina M., isterica, cade in fascinazione spontanea alla vista di persone — in particolare uomini in divisa. Chiunque la guardi intensamente diventa il suo «fascinatore involontario» e lei non riesce a distogliere lo sguardo da lui.

I carabinieri immobilizzati

Quattro carabinieri in servizio si fermano davanti alla bottega. Lina li guarda e cade in fascinazione:

«I carabinieri, ch'erano di servizio, avendo voluto, com'era naturale, continuare la loro strada, essa diede in tali smanie (convulsioni, ecc.), che fu trascinata a letto e i carabinieri dovettero starle attorno.»

Questo dura ore. Ottolenghi viene chiamato e tenta di far uscire i carabinieri — ma anche lui nota il fenomeno di co-fascinazione:

«I carabinieri, non meno attoniti degli altri, assolutamente passivi, non si muovevano, tanto più che la L. al minimo loro movimento faceva atto di volerli seguire.»

Il meccanismo polivagale è trasparente: la fascinazione di Lina — il suo DV attivo — produce uno stato di reciproca congelazione autonomica nei carabinieri che la guardano.

La diagnosi di Ottolenghi

«Non solo parecchi astanti robustissimi, ma nemmeno due sanitari furono capaci di sospendere lo stato di fascinazione, che cessava solo quando io richiamavo l'attenzione della malata su me, le provocavo, cioè, una nuova fascinazione e poi la facevo passare in istato di letargo, da cui si svegliava.»

Fondamentale: il solo modo per rompere la fascinazione verso un soggetto era provocarne una nuova verso un altro soggetto (Ottolenghi stesso) e poi condurla in letargo. Conferma che il DV continuo di Donato non si «risolve» spontaneamente — richiede un'operazione deliberata.

Importanza per la comprensione della fascinazione

Questi casi italiani confermano e amplificano tutto ciò che Donato, Morselli e De Rochas avevano già documentato:

  • Lo stato di «automatismo cosciente» — coscienza integra, dominio volontario sospeso
  • La visione che si restringe al punto luminoso degli occhi dell'operatore (fusione binoculare)
  • Il DV continuo che non si risolve spontaneamente — richiede l'operatore
  • La co-fascinazione spontanea come fenomeno reale e documentabile
  • Il calibro del range ottimale: Pickmann svegliava chi tendeva al letargo

Fonti

Vedi anche


Donato e la Fascinazione — Navigazione ISI-CNV

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