La Presenza (tradizione ermetica)/fr
La Presenza è uno dei nuclei portanti del Method Paret e attraversa tre piani complementari, ciascuno con la propria pagina-asse della wiki:
- Presenza Integrale™ — la dimensione neurologico-corporea della Scuola: protocollo Cariche, Punto di Riferimento, Stop, Hara e Verticalità. È lo stato integrato della parte neurologica
- La presente pagina «La Presenza (tradizione ermetica)» — la dimensione ermetico-iniziatica: la presenza nei testi di UR-KRUR, di Reghini, di Giudicelli, e come chiave ermeneutica del lavoro ermetico vero
- Il Risveglio — la dimensione del compimento (Evola, Dottrina del Risveglio 1943): il passaggio oltre la presenza nello stato realizzato
Si dice nella tradizione che chi è nella presenza ha già un piede nel risveglio. Le tre pagine vanno lette come un solo movimento — il protocollo prepara, la presenza ermetica fonda, il risveglio compie.
La presenza è — nel linguaggio tecnico della tradizione ermetica e specialmente del Gruppo di UR-KRUR — la qualità d'essere del riconoscimento immediato, della coscienza desta in atto, del «comando-presenza» (UR 1927) che non aspetta nessuna mediazione discorsiva. È lo stato d'essere al quale conduce tutto il lavoro ermetico vero, ed è contemporaneamente la condizione preliminare di ogni operazione magica autentica e il suo frutto. Si dice nella tradizione che chi è nella presenza ha già un piede nel risveglio: la presenza non è uno stato fra altri, ma la soglia aperta sul piano della realizzazione.
Tutto ciò che il Gruppo di UR-KRUR ha trasmesso — i rituali del Papiro Magico, il commento del Tao Te Ching nella Saggezza Serpentina, l'esperienza di Reghini al Palazzo Strozzi del Sub Specie Interioritatis, la legge ricognitiva degli enti, la disciplina sui Fedeli d'Amore, il «reintegrato dall'arte», la dottrina del corpo immortale di EA e di Giudicelli, il lavoro sulle acque corrosive, le operazioni a due vasi, la magia dell'immagine, le catene magnetiche — è, sotto pelle e sotto linguaggio, lavoro sulla presenza. Le tecniche girano attorno a essa; ne sono i diversi accessi, non il fine.
Tu che leggi: portati alla presenza nel leggere queste righe. Se sei lontano da te stesso, esse non comunicano nulla. Se sei nella presenza, non hanno bisogno di spiegarti molto. La presenza si trasmette per presenza.
I. Cos'è la presenza
La presenza è ciò che sei quando non sei distratto da te stesso. Non è uno «sforzo di attenzione» che si aggiunga al tuo essere ordinario, ma lo svelarsi di ciò che sei in fondo quando cessano le sovrapposizioni del pensiero discorsivo, del sentire emotivo, dell'agitarsi della volontà inquieta. Reghini, nel Sub Specie Interioritatis (UR 1927, n. 1, pp. 1-7), la descrive nella sua qualità più nitida:
«Impressione possente, travolgente, soverchiante, positiva, originale. […] ieratica solennità, calma e silente possanza, Durezza stellare. […] Una nota del poema eterno quel ch'io sentiva.»
Quattro tratti la riconoscono, e tu impara a riconoscerli quando essi siano in te:
- Essere lì senza essere altrove. Non «pensare a essere lì» — essere lì. Il pensiero è già una distanza. Marco Paret, in linguaggio contemporaneo della Presenza Integrale™, formula la stessa esperienza: «quante volte pensate di essere lì, ma in realtà siete tra i vostri pensieri». Quando la presenza è viva, non ci sono più altrove
- Centro fermo che non vacilla. EA in UR 1927 lo chiama «l'appoggio e la durezza interna per cui un potere è attratto da un uomo e gli obbedisce». Senza questo centro, ogni operazione fallisce. Con questo centro, non c'è bisogno di operazioni: l'operazione è la sua stessa presenza
- Coscienza desta in atto, non meditante né cercante. Si dice «destarsi alla rapidità senza tempo» (Abraxa, UR 1927). La presenza è già — non si sviluppa lentamente; o c'è, o si è caduti
- Sub specie interioritatis — il riconoscimento che la coscienza non è dentro il corpo, ma il corpo è dentro la coscienza presente, e con esso ogni cosa. È l'inversione topologica di Reghini
La presenza non è una cosa che tu acquisti — è quel che eri prima di disperderti, e che sei quando ti raccogli. Ogni esercizio della tradizione è soltanto un modo di ricordare ciò che già sei.
II. La presenza come «comando-presenza»
In UR 1927, n. 7-8, EA introduce una formula tecnica decisiva: «comando-presenza». La frase intera: «Essa [la mente del mago] non ha futuro, è più rapida dell'antitesi, legge sua è l'È — il comando-presenza».
Si dice qui che la mente compiuta non opera per sequenza temporale (causa→effetto, premessa→conclusione, intenzione→azione), ma per atto unico in cui il comando e la presenza coincidono. Quando il mago è nella presenza, il suo essere stesso è comando: non c'è bisogno di «comandare a qualcosa» — la presenza comanda per il suo solo essere. Cfr. la pagina Magia dellImmagine sez. IV per la stessa dottrina applicata all'azione magica sull'altro: l'immagine viene proiettata «in modo occulto e senza scampo» — non perché si forzi qualcosa, ma perché la presenza dell'operatore è già l'azione.
Il taoista dice la stessa cosa nella formula del wu wei (無爲, non-azione che agisce). Laotze nel commento di Iagla in Saggezza Serpentina (UR 1927):
«Buon lottatore non usa violenza, buon vincitore non lotta, buon direttore non dirige, buon camminatore non lascia traccia, buon detentore non ha bisogno di chiudere, buon imprigionatore non chiede corde. L'esercito veramente vincitore non deve «combattere» — non ha mai ammesso lotta, possibilità di lotta. […] Questa forza posseggono coloro «che sono stati morsi dal Dragone»: con questa dirigono, con questa operano, invisibili e silenziosi.»
Sono la stessa cosa: comando-presenza, wu wei, sguardo del Compiuto, comando del mago kremmerziano. Il segno che la presenza è viva in te non è il fare di più: è fare di meno con effetti maggiori. Quando ti accorgi che le cose ti vengono incontro senza che tu le rincorra, sappi che la presenza sta operando in te.
III. Lo stile vocativo: «tu» che leggi
Gli scritti del Gruppo di UR-KRUR sono scritti in stile vocativo — il discepolo è sempre interpellato direttamente come «tu», non descritto come «il praticante» o «l'operatore» da una terza persona impersonale. È una scelta tecnica precisa della tradizione: la presenza si comunica per appello. Quando il testo dice «tu», ti chiama ora, e ti chiede di essere presente ora. Se leggi distratto, il testo non opera; se leggi presente, il testo ti agisce.
Esempi del vocativo UR:
- «Devi distaccare — prima immaginandolo e poi realizzandolo — un principio superiore» — Abraxa, Le Tre Vie, UR 1927
- «Se procedi in queste pratiche, vedrai nascere sempre più distinto in te il sapere» — Abraxa, Magia dellImmagine, UR 1927
- «Sappi che la rapidità dell'atto magico è tale che alla coscienza dell'operatore riesce impossibile nelle prime volte l'afferrarlo» — Abraxa, UR 1927
- «Tieni in mente sopra tutto che il successo in magia non è mai il risultato di uno sforzo» — Abraxa, UR 1927
Il «tu» di UR non è retorica letteraria. È chiamata. La tradizione sa che il sapere scritto in terza persona rimane esterno al lettore — informazione senza presa. Il sapere scritto in seconda persona, quando l'autore parla dalla sua presenza all'altrettanto presenza del lettore, produce un campo di rapporto in cui la presenza si trasmette. È la stessa scienza per cui il rituale del Papiro Magico invoca direttamente le potenze «Salve, Signore...» o per cui un maestro vivente parla al discepolo guardandolo negli occhi anziché spiegandogli in astratto. La parola in presenza agisce.
Per questo, chi commenta UR-KRUR oggi deve preservarne lo stile vocativo se vuole conservarne l'efficacia. Tradurre tutto in linguaggio impersonale-accademico significa spegnere il fuoco del testo.
IV. La presenza come riconoscimento — il «sub specie interioritatis»
Reghini, nel Sub Specie Interioritatis (UR 1927, n. 1), ha dato la descrizione più nitida che la tradizione italiana del Novecento abbia prodotto di cosa accade nella presenza piena. L'esperienza è di riconoscimento — non di acquisizione, non di costruzione, non di sviluppo. Improvvisamente Reghini si rende conto di ciò che era già sempre vero ma che non aveva visto: il suo corpo non contiene la sua coscienza, ma la sua coscienza «contiene» il corpo (nel senso ageometrico che lui specifica). La realtà materiale continua a esserci, non è abolita; ma cambia statuto — diventa una modalità del Tutto fra le altre, riconosciuta dall'interno di una coscienza che è essa stessa il Tutto.
Questa esperienza è la presenza piena. Ciò che la tradizione chiama «riconoscimento» (sanscr. pratyabhijñā, linguaggio tibetano rangshar, wu nello Zen, ma'rifa nel sufismo, «aprirsi gli occhi sopra un mondo di nuovi significati» nelle parole di Iagla in La Legge degli Enti) è precisamente questo: vedere ciò che era già lì, ma che la distrazione ordinaria copriva. La presenza scopre più che produce.
Reghini insiste su due punti che vanno fissati per ogni discepolo:
- La presenza non è frutto di speculazione filosofica — può accadere a chiunque, anche senza preparazione concettuale. Il pensiero discorsivo «non può condurre più in là di una semplice astrazione concettuale, di carattere più che altro negativo, ed incapace di suggerire o provocare l'esperienza diretta vissuta»
- La presenza non si forza: si dispone. Le tecniche del Gruppo di UR — disciplina, riti, esercizi — non producono meccanicamente la presenza, ma rimuovono gli ostacoli alla sua spontanea emergenza. È presente sempre (come il «ronzio sordo e uguale prodotto da innumerevoli insetti» di Reghini), e si manifesta quando l'attenzione abituale che la copre si sospende
V. La presenza come fondo del «reintegrato dall'arte» — i «Figli di Ermete»
Quando i testi del Gruppo di UR-KRUR parlano del «reintegrato dall'arte», del «figlio di Ermete», del «Compiuto», del «dvija», dell'iniziato realizzato, descrivono sempre — sotto vocabolari diversi — un essere che è giunto a essere presenza stabile. Non è uno che ha la presenza fra altre qualità; è presenza, e tutto ciò che fa è presenza che si esprime in azioni, parole, gesti, semplici essere accanto.
UR 1928 (articolo sulla «catena» e sulla via del Compiuto) lo formula con grande precisione:
«Iniziato — cioè, secondo il bisenso del termine greco, compiuto — giunto ad essere «uno che è» — senza che nulla voglia, con la sua sola presenza, egli è ricco di doni invisibili per gli «altri»: come il sole, egli non potrebbe non dare luce: gli sarebbe impossibile, perché con ciò egli cesserebbe di essere quello che è. Ed è necessario che tali esseri esistano.»
Si dice qui la cosa decisiva: la presenza irradia senza intenzione, come il sole irradia luce. Il Compiuto non «decide» di aiutare; non «si sforza» di trasmettere; non «vuole» essere maestro. È; e nel suo essere, è già aiuto, trasmissione, magistero. La sua sola presenza nel mondo «cambia il mondo» perché la realtà del mondo si determina anche per la qualità della presenza che vi è dentro.
Il «figlio di Ermete» è quindi chi ha realizzato in sé una qualità di presenza che è essa stessa l'opera ermetica compiuta. La pietra filosofale non è altro dall'operatore: è l'operatore divenuto presenza stabile. Le acque corrosive si sono sublimate in sé, i corpi sottili si sono integrati, la kundalini è salita, il Caduceo è risvegliato, le due correnti si sono unificate — e il segno che tutto ciò è avvenuto è la presenza che permane stabile in ogni situazione.
Da qui la formula della tradizione che hai ricevuto, e che attraversa tutta questa wiki: chi è nella presenza ha già un piede nel risveglio. Non perché la presenza sia il risveglio (cfr. Il Risveglio per la dimensione del compimento ulteriore), ma perché è la soglia su di esso. Senza presenza, nessun risveglio possibile; con presenza stabile, il risveglio diventa la naturale maturazione.
VI. La presenza è il filo conduttore di tutte le tecniche
Ogni tecnica della tradizione UR-KRUR e della Scuola attuale è una via alla presenza o una manifestazione della presenza. Le tecniche cambiano linguaggio, accenni, supporti corporei o materiali, contesti culturali — ma il loro centro è sempre lì. Vediamo come la presenza è il filo di Arianna nelle pagine già pubblicate del cluster:
- Apathanatismos — il rituale dei sette Logos del Papiro Magico è una progressiva intensificazione della presenza: ogni Logos chiede al celebrante una qualità nuova di stare-lì, fino al settimo dove la presenza coincide con l'unione al Dio supremo. «Aspira dal divino, guardando fissamente nel tuo spirito» — è pura istruzione di presenza
- Le Tre Vie — Magia Mistica Yoga — il «creare l'esser-due» di Abraxa è l'atto di posizionarsi nella presenza separandola dall'identificazione automatica con vita istintiva, pensiero, sentimento. Le tre vie si distinguono per dove pongono il principio agente, ma tutte e tre richiedono la presenza preliminare come condizione
- Sub Specie Interioritatis — è la presenza stessa, vissuta nella sua forma più piena. Il testo è una testimonianza diretta della presenza in atto
- Saggezza Serpentina — Dvija Caduceo Kundalini — il dvija, il «nato due volte», è chi è rinato alla presenza dopo essere morto al modo di essere distratto. Le qualità del Compiuto secondo Laotze («calmo, fermo, prima li fissasse tutti, come puri oggetti di contemplazione») sono descrizioni della presenza stabile
- Magia dellImmagine — l'immagine magica diventa operativa solo nella presenza: senza presenza, l'immagine è fantasia sognante; con presenza, è proiezione efficace. Il «comando-presenza» è la formula esatta di questo passaggio
- Le Acque Corrosive — il pericolo delle acque corrosive sta nell'assenza di presenza preliminare nell'operatore. Se la presenza è stabile, le acque possono accelerare l'opera; se è assente, le acque dissolvono al posto di trasmutare
- La Legge degli Enti — le reazioni del mondo sottile si neutralizzano nella presenza pura del Compiuto, che «non offre presa». La protezione assoluta è la presenza assoluta
- Operazioni Magiche a Due Vasi — Sdoppiamento — l'operazione binaria richiede che entrambi gli operatori — quello solare e la «pupilla» — siano presenti nelle loro rispettive posizioni. L'operazione è una struttura di doppia presenza polarizzata
- Morfologia Occulta — i tre sistemi corporei diventano percepibili attraverso la presenza progressivamente estesa dal cervello al sangue, dal sangue alle ossa, dalle ossa al respiro
- Le Catene Magnetiche di Loggia — la catena è un campo di presenze coordinate che si amplificano vicendevolmente. Il singolo membro porta la propria presenza alla catena; la catena moltiplica la presenza di ciascuno
In ognuna di queste tecniche, toglie la presenza e tutto cade. Le tecniche da sole, senza presenza viva nell'operatore, sono gusci vuoti — letteratura, archeologia, curiosità. Con la presenza, la stessa tecnica diventa via di trasformazione reale.
VII. Giudicelli sulla presenza nel «Corps Immortel»
Jean-Pierre Giudicelli de Cressac Bachelerie, nel La Doctrine du Corps Immortel (Arché, 1988), pone la presenza al centro del lavoro del corpo immortale. La sua formulazione — coerente con quella del Gruppo di UR-KRUR ma espressa nel linguaggio della tradizione cavalleresca francese — afferma che il corpo immortale non si costruisce: si riconosce attraverso un lavoro di presenza progressivamente più stabile, fino al punto in cui la presenza è essa stessa il corpo immortale realizzato.
Per Giudicelli, ogni esercizio del lavoro — controllo dell'atto sessuale, rettifica della vita ordinaria, presa di coscienza dell'istante, pratica del cinabro, prova del metallo — è presenza coltivata in un dominio specifico della vita. La «prova del metallo» (cfr. La Doctrine du Corps Immortel sez. III) è la prova di quanto la tua presenza resta intatta di fronte ai pesi della vita ordinaria: se cedi, la presenza non era stabile; se reggi, la presenza si è strutturata.
L'identità Giudicelli–EA è dottrinalmente esplicita: il «corpo immortale» di Giudicelli, il «corpo uno e triplice del Signore dei Tre mondi» di EA in UR 1927 (cfr. La Doctrine du Corps Immortel sez. III-bis), il «dharmakāya» del trikāya buddhista, la «veste di Gloria» gnostica — sono il fiore della presenza stabile. Quando la presenza diviene irreversibile, si è ottenuto ciò che la tradizione nomina con questi termini differenti.
VIII. Come riconoscere la presenza in sé
Tu che leggi, verifica nel tuo essere ora i seguenti segni della presenza. Non sono dottrina astratta — sono marcatori percepibili:
- Il corpo è uno — non a pezzi. Senti i piedi al pavimento e contemporaneamente il respiro nel petto e contemporaneamente la nuca; senti ovunque senza concentrarti puntualmente su un punto a esclusione degli altri
- Il pensiero è quieto — non assente, ma non più imperioso. C'è spazio fra un pensiero e l'altro; tu non sei il pensiero, sei lo spazio in cui i pensieri sorgono
- Lo sguardo è aperto — vede tutto il campo visivo simultaneamente, non focalizzato in un punto né disperso ovunque. È «l'occhio sovrano» di Abraxa
- Il respiro è naturale — non forzato, non controllato, non interrotto dalla paura o dall'agitazione; passa da solo, sentito ma non comandato
- Il tempo si dilata — gli eventi ti appaiono più lenti di come ti appaiono nella distrazione. C'è tempo per rispondere; c'è tempo per scegliere; c'è tempo per essere
- L'altro è percepito intero — se sei con qualcuno, lo vedi davvero, non lo proietti. La sua presenza ti raggiunge nella tua presenza, e si stabilisce un campo
- Il fluido è denso — il fluido magnetico di cui tutto il magnetismo parla si percepisce come presente nel corpo, come una densità calda nelle mani, nel petto, attorno al capo. Non è immaginato — è percepito
Se questi segni sono in te, sei nella presenza ora. Se mancano, non hai perso nulla — la presenza è sempre lì sotto, basta ricordarsi di tornare. La tradizione lo dice in modi diversi: «ricordare» (sufi, dhikr), «svegliarsi» (taoisti, wu), «raccogliersi» (ermetici), «Stop» (Method Paret).
E tu sii presente al fatto che non sei presente — quel solo riconoscimento è già rientro nella presenza.
VIII-bis. La presenza nei tre piani: la piramide costruttiva
La presenza non è una qualità monolitica: si manifesta contemporaneamente sui tre piani dell'essere umano — fisico, vitale, psichico — e si costruisce procedendo dal basso verso l'alto come una piramide. Questa lettura, sviluppata dalla Scuola Paret-ISI-CNV nella sua pagina-asse Morfologia Occulta (sezioni IV-bis sulla Spirituslehre, VI-bis sui tre piani, VI-ter sul sistema autonomo polivagale), corrisponde con precisione alla dottrina tradizionale del Gruppo di UR-KRUR e a quanto Klier ha documentato filologicamente per la fisiologia rinascimentale.
I tre piani della presenza:
- Presenza fisica — il vago dorsale attivo, l'addome calmo, il respiro pieno e basso, il radicamento del peso, la percezione cinestesica diffusa. È la base senza cui le altre due forme di presenza non sono possibili. Corrisponde allo spiritus naturalis della tradizione galenico-paracelsiana
- Presenza vitale — il vago ventrale attivo, il cuore-polmoni nel respiro modulato, la voce viva, il fluido magnetico che irradia, il contatto oculare aperto e calmo. È il piano del Calor Innatus, dove si sviluppa l'energia magnetica autentica. Corrisponde allo spiritus vitalis
- Presenza psichica — la corteccia disponibile ma non dominante, il pensiero limpido senza essere agitato, l'immagine magica viva senza essere invasiva, la rappresentazione che serve la presenza anziché sostituirla. Corrisponde allo spiritus animalis
Tu che leggi: verifica nel tuo essere ora su quale piano la tua presenza è più viva. Se senti il corpo ma non il calore, sei nella base ma non hai sviluppato l'energia. Se senti il calore ma la mente è agitata, hai sviluppato l'energia ma non hai integrato il vertice. Se hai il pensiero chiaro ma il corpo è teso, sei in attivazione corticale senza la base e il corpo — è lo stato moderno medio, ed è non la presenza ma la sua imitazione mentale.
La presenza piena — quella che il Compiuto della tradizione possiede stabilmente — è integrazione dei tre piani nella stessa qualità d'essere. Il corpo è uno, l'energia circola, la mente è limpida; e tutte e tre sono presenti nel medesimo istante senza che nessuna prevarichi le altre. Da qui l'irradiazione del Compiuto descritta in UR 1928 («con la sua sola presenza, egli è ricco di doni invisibili per gli altri»): il suo magnetismo passa per tutti e tre i piani contemporaneamente, e per questo è irresistibile e senza fatica.
Il principio costruttivo è semplice: parti dal fisico, costruisci il vitale, integra il psichico. L'inverso non funziona. La modernità che parte dalla testa rimane sulla testa, in attivazione simpatica permanente, senza mai radicarsi né accendersi davvero. La tradizione iniziatica ha sempre invertito quest'ordine: prima il corpo, poi il fuoco, poi la luce — nigredo, albedo, rubedo — fegato, cuore, cervello, archea (cfr. Morfologia Occulta sez. IV-ter sul percorso alchemico come transito fluidico).
IX. La presenza nel cluster wiki magnetico-ermetico
Per completezza, le altre pagine del cluster che toccano direttamente o trasversalmente la presenza:
- Presenza Integrale™ — la pagina-asse del protocollo Paret, con le quattro pratiche fondamentali (Cariche, Punto di Riferimento, Stop, Hara). È la porta operativa alla presenza che questa pagina espone dottrinalmente
- Il Risveglio — la dimensione del compimento. Quando la presenza è stabile, si apre la possibilità del risveglio nel senso pieno della Dottrina del Risveglio di Evola
- Fascinazione — Sguardo e Presenza Integrale (Seminar Level One) — l'applicazione della presenza nello sguardo magnetico
- Silenzio Interiore / Silenzio Interiore - STOP VAK (Ultimate Lez3) — il silenzio interno come dimensione complementare della presenza
- Presenza Corporea - esercizio — esercizio specifico di trance corporea radicato nella presenza
X. Bibliografia
- Gruppo di UR, UR — Rivista di indirizzi per una Scienza dell'Io, anno I (1927), passim — fonti primarie principali: Pietro Negri/Reghini Sub Specie Interioritatis (pp. 1-7), EA comando-presenza nelle pagine sullo «stato di potenza» (pp. 252-263), Abraxa Le Tre Vie (pp. 45-49), Magia dell'Immagine (pp. 261-268), Iagla La Legge degli Enti (pp. 168-176), Saggezza Serpentina (pp. 315-320)
- Gruppo di UR, UR, anno II (1928): articolo sulla catena e l'iniziato come «sola presenza» (p. 173 ca), Morfologia Occulta (pp. 339-346), Sull'Arte dei Filosofi d'Ermete (pp. 148-175)
- Gruppo di UR, KRUR, anno III (1929): l'inno dei Figli di Ermete e il reintegrato dall'arte
- Jean-Pierre Giudicelli de Cressac Bachelerie, La Doctrine du Corps Immortel, Arché, Milano-Paris, 1988 — sulla presenza come fondamento del lavoro del corpo immortale
- Marco Paret, materiali di lezione sulla Presenza Integrale™ (Master Ipnosi, Mesmerismus®, Quantum Tetraktys, Diamond) — formulazione contemporanea della stessa dottrina
- Julius Evola, La Dottrina del Risveglio (Laterza, 1943) — la dimensione del compimento
Vedi anche
- Presenza Integrale™ — la dimensione neurologico-corporea protocollare (pagina-asse parallela)
- Il Risveglio — la dimensione del compimento (pagina-asse parallela)
- Sub Specie Interioritatis — la testimonianza diretta della presenza piena (Reghini, Palazzo Strozzi 1913)
- Il Gruppo di UR-KRUR — la rivista madre
- Le Tre Vie — Magia Mistica Yoga — la presenza come premessa di ogni via
- Saggezza Serpentina — Dvija Caduceo Kundalini — il Compiuto come essere di presenza stabile
- Apathanatismos — la presenza progressivamente intensificata nei sette Logos
- Magia dellImmagine — il «comando-presenza» nell'azione magica
- Le Acque Corrosive — il pericolo delle acque senza presenza preliminare
- La Legge degli Enti — la presenza come protezione assoluta
- Operazioni Magiche a Due Vasi — Sdoppiamento — la doppia presenza polarizzata
- Morfologia Occulta — la presenza progressivamente estesa nei sistemi corporei
- La Doctrine du Corps Immortel — la presenza come fondamento del corpo immortale
- [[Le Catene Magnetiche di Loggia