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Saggezza Serpentina — Dvija Caduceo Kundalini/de

Da Wiki Methode Paret.

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«Saggezza Serpentina» è il titolo dell'articolo pubblicato da Iagla — pseudonimo di Ercole Quadrelli, sanscritista e dotto orientalista del Gruppo di UR — nel quinto fascicolo di UR anno I (1927). L'articolo presenta una sintesi dottrinale fra tre tradizioni distinte ma convergenti: la figura del dvija brāhmaṇico (il «nato-due-volte»), il Caduceo ermetico greco-romano come simbolo dell'iniziato, e la dottrina del Tao di Laotze come saggezza del Compiuto. Costituisce uno dei testi-cerniera del Gruppo di UR perché riconosce in tradizioni geografiche e cronologiche distinte la stessa scienza iniziatica, espressa con linguaggi differenti.

Il titolo «Saggezza Serpentina» evoca direttamente il Caduceo come simbolo distintivo dell'iniziato — i due serpenti avvolti attorno al bastone alato di Ermete — ma anche il serpente kundalini delle tradizioni indiane tantriche, la astuzia del serpente del Genesi («estote prudentes sicut serpentes» — Matteo 10:16), il nāga dei sūtra buddhisti, e il dragone alchemico-cinese. Tutti questi simboli, secondo la lettura di Iagla, indicano la stessa realtà operativa: l'energia primordiale risvegliata nell'iniziato che lo ha fatto «rinascere» a una qualità di essere superiore — il dvija, appunto, il nato-due-volte.

Nel pensiero della Scuola Paret-ISI-CNV, l'articolo di Iagla è una delle chiavi-mappa del cluster wiki, perché stabilisce in modo dottrinalmente solido le corrispondenze fra le tradizioni operative che la Scuola pratica e trasmette: pitagorismo ermetico, sapienza taoista, tantrismo indiano, magnetismo iniziatico europeo, kremmerzismo italiano. Tutti sono formulazioni distinte della stessa Saggezza Serpentina.

I. Il dvija: il «nato-due-volte»

Nella tradizione brāhmaṇica indiana, dvija (sanscr. द्विज, «nato due volte») designa il membro delle tre caste superiori — brāhmaṇa (sacerdoti), kṣatriya (guerrieri-nobili), vaiśya (commercianti-agricoltori) — dopo che ha ricevuto il sacramento dell'iniziazione (upanayana) consistente nell'imposizione del cordone sacro (yajñopavīta, triplice filo). La prima nascita è quella biologica dalla madre; la seconda nascita è quella iniziatica dal maestro (guru) e dalla tradizione (paramparā), che fa dell'individuo un essere nuovo — partecipe della vita sacra dei mantra vedici e abilitato alle pratiche rituali.

Iagla riconosce in questa figura il paradigma generale dell'iniziato in ogni tradizione: chi ha attraversato la morte iniziatica al modo di essere ordinario, ed è rinato a un modo nuovo. Le equivalenze sono molteplici e tutte attestate dai testi:

  • Cristianesimo primitivo: il «nato di nuovo» di Giovanni 3:3 («Nisi quis renatus fuerit denuo, non potest videre regnum Dei»); il battesimo come «bagno della rigenerazione» (lavacrum regenerationis, Tito 3:5)
  • Misteri eleusini, mitraici, isiaci della tarda antichità: il candidato «rinasce» dopo il rituale di iniziazione, talvolta dopo aver simulato la morte (cfr. Apathanatismos per il rituale di immortalizzazione del Papiro Magico di Parigi)
  • Tradizione cinese: il vero uomo (zhēnrén 真人) del taoismo, opposto all'uomo ordinario; chi ha realizzato il neidan (cfr. Alchimia e Magnetismo sez. XVI sul neidan e identità strutturale con l'alchimia metallica)
  • Tradizione massonica: il Maestro che ha attraversato il grado di Maestro («VITRIOL»: Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem) ed è uscito vivo dalla bara rituale
  • Tradizione alchemica: il Filosofo che, dopo la putrefactio e l'albedo, è giunto al rubedo, e che porta perciò la corona del Re

Iagla insiste che la rinascita iniziatica non è solo simbolica (nel senso debole moderno) ma è un cambiamento sostanziale dell'essere, riconoscibile in tutti i campi: nella qualità del pensiero, del sentimento, della volontà, e — secondo la dottrina della Morfologia Occulta — anche nella struttura fisica e nella vibrazione del corpo.

II. Il Caduceo come bastone del dvija

Il Caduceo (greco κηρύκειον, lat. caduceus) è il bastone alato attorno al quale si avvolgono due serpenti affrontati, sormontato dalle ali del messaggero divino. Era l'attributo di Hermes-Mercurio, psicopompo, maestro delle vie iniziatiche e patrono dei dialoghi fra cielo e terra. Iagla — riprendendo i materiali dell'articolo gemello di Abraxa, Il Caduceo Ermetico e lo Specchio (UR 1927 n. 5, pp. 71-78) — espone il simbolismo del Caduceo come mappa anatomico-spirituale dell'iniziato:

  • Il bastone centrale verticale rappresenta la colonna vertebrale dell'iniziato — l'asse fra cielo e terra, la suṣumṇā indiana, il sentiero del Middle Pillar della Cabala
  • I due serpenti avvolti rappresentano le due correnti polarizzate che fluiscono attorno a quest'asse — la corrente lunare-femminile (iḍā) e la corrente solare-maschile (piṅgalā) della tradizione yogica, oppure la corrente discendente del fluido e quella ascendente del fuoco nella tradizione kremmerziana
  • Le ali al vertice rappresentano lo sdoppiamento o volo dello spirito una volta che le due correnti sono state armonizzate e l'asse centrale è stato risvegliato
  • Il numero sette (sette intersezioni dei serpenti lungo il bastone) corrisponde ai sette chakra della tradizione tantrica, ai sette pianeti-metalli dell'alchemia (cfr. Alchimia e Magnetismo sez. IV), ai sette gradi dei Misteri di Mitra, ai sette giorni della creazione

Il possesso del Caduceo — nella simbologia greco-romana — distingue chi ha la facoltà di transitare fra i mondi: Hermes-Mercurio è il solo dio che può scendere agli inferi e tornare alla luce. Il dvija è chi, attraverso la propria seconda nascita, ha acquistato quella stessa facoltà — può scendere nelle profondità del corpo e dell'inconscio senza esserne dissolto, e può salire ai mondi superiori senza esserne abbacinato. È, in linguaggio kremmerziano, il padrone dei due regni.

III. Il serpente kundalini e la vampa del Dragone

Iagla, in altri luoghi di UR 1927 (riferimenti alle pp. 4461-4732), sviluppa esplicitamente l'identificazione fra il serpente-caduceo greco-romano e il serpente kundalini delle tradizioni tantriche indiane. Si legge nei suoi articoli:

«Al «Potere taurino» o «serpentino», alla «Vampa di Kundalini» e al Basilisco ermetico [...] un serpe ne avvolge il corpo (cfr. il «serpe kundalini» che avvolge, nella simbologia tantrica, il liṅga shivaita). [...] Nel kundalini-yoga il «luogo» di kundalini (che nella sua forma dormente è detto essere appunto il potere generativo dell'uomo ordinario) [...] è la «Via Regia» in cui si scatenerà la vampa di kundalini, ove il «Dragone» spiccherà il volo.»

La Vampa del Dragone (cinese zhēnyáng 真陽, vero yang) è il risveglio improvviso dell'energia kundalini che, dormente alla base della colonna nell'uomo ordinario sotto forma di potere generativo, risale attraverso i sette chakra fino al sahasrāra (al vertice del capo). La sua attivazione — chiave dell'opera tantrica dakṣiṇācāra (mano destra) e vāmācāra (mano sinistra) — produce il pieno risveglio del dvija. Iagla riconosce in questa la stessa scienza che le tradizioni mediterranee chiamano opera al rosso (rubedo), risveglio del Sole interno, visione della Gloria.

Il pericolo di un risveglio precoce o disordinato del serpente kundalini — disturbi psichici, visionarismo, eccessi sensuali, ossessioni — è esattamente lo stesso pericolo delle acque corrosive descritto da Iagla nell'articolo gemello. Per questo la tradizione richiede direzione iniziatica esperta e disciplina preliminare costruita prima del risveglio del Caduceo.

IV. Laotze e la dottrina del Compiuto

La parte centrale dell'articolo «Saggezza Serpentina» è un commento ermetico al Tao Te Ching che Iagla legge come la più alta dottrina del Compiuto (cinese zhēnrén) equivalente al dvija realizzato. Quattro nuclei dottrinali:

  1. L'affermazione vera non è l'affermazione conosciuta dagli uomini: «Solo perdendosi, l'Io si individualizza; cessare l'«affermazione» per essere realmente individui e Signori dell'Io. Non si può avere mantenendo, non ci si può acuire afferrando. Il Compiuto scompare — così rivela: si esaurisce, e così perviene all'essere assoluto. Per porsi al culmine, vela il suo Io. Prodigando guadagna, donando, è ricco». La via dell'auto-affermazione titanica — quella del Nietzsche che Evola amava ma che Iagla qui contesta — è una sottile illusione: più si afferma il proprio io, più ci si distanzia dall'essere autentico
  2. Volere senza voler volere: «La Via è un'altra: volere senza voler volere, agire senza voler agire, compiere senza fare, attuare senza restare l'agente, elevarsi senza dominare. Dritto ma flessibile, chiaro ma non abbagliante — ecco che dice Laotze. Essere veramente, è non volere essere». È la dottrina del wú wéi (無爲, non-azione che agisce) come verità operativa del compiuto. Si oppone esplicitamente alla maschera del «titano», del «conquistatore», di chi «si frange ma non si piega»
  3. L'acqua come paradigma: «Non vi è nulla al mondo che come l'acqua sia pronta ad assumere una forma qualsiasi — ma nello stesso tempo non vi è nulla che meglio di lei sappia vincere il forte e il rigido. Essa è indomabile perché a tutto adattantesi; perché priva di resistenza, è inafferrabile. È la «virtù» del Cielo, la imita. Il flessibile trionfa sul rigido, il debole trionfa sul forte. Forte e duro sono i modi della morte, sottile e flessibile sono i modi della vita». L'iniziato realizzato è come l'acqua — adatta, scorre, scava, vince ciò che è duro, non offre presa al colpo del nemico
  4. L'azione invisibile del Compiuto: «Buon lottatore non usa violenza, buon vincitore non lotta, buon direttore non dirige, buon camminatore non lascia traccia, buon detentore non ha bisogno di chiudere, buon imprigionatore non chiede corde. L'esercito veramente vincitore non deve «combattere» — non ha mai ammesso lotta, possibilità di lotta. Senti quanto tutto questo è terribile: tu non troveresti presa, non troveresti resistenza e sentiresti tuttavia una forza contro cui non puoi fare nulla, che ti toglie per prima cosa la possibilità della lotta, perché una spada non può colpire l'aria, perché una rete non può imprigionare l'acqua. Questa forza posseggono coloro «che sono stati morsi dal Dragone»: con questa dirigono, con questa operano, invisibili e silenziosi»

Il Compiuto di Laotze — il taoista realizzato — è lo stesso dvija brāhmaṇico, lo stesso iniziato ermetico padrone del Caduceo, lo stesso Maestro magnetizzatore della tradizione kremmerziana: figure differenti della stessa qualità realizzata.

V. Le sintesi del Compiuto secondo Laotze

Iagla cita una sequenza di paradossi dal Tao Te Ching che riassumono la qualità d'essere del Compiuto, e che hanno per il lettore della Scuola valore di carta di riconoscimento del Maestro autentico:

  • «Il quadrato infinitamente grande non ha più angoli, il recipiente infinitamente grande non ha più capacità, il suono infinitamente acuto non è più udibile, l'imagine infinitamente grande non ha più forma»
  • «Si sa potente e sembra debole, si sa illuminato e sembra oscuro»
  • «Non conosce passione e non conosce dovere, non attaccamento, nessun velo di sentimento al suo occhio inumanamente dischiuso»
  • «Nella vastità della forza del suo spirito, rispetto a quella limitazione che è la coscienza di voi uomini, sembra che appena sappia di essere»

Il Compiuto è lo stesso del «Maestro Hermes» della tradizione ermetica greco-egiziana, dello sthitaprajña della Bhagavadgītā (chi ha la conoscenza ferma), dello zhēnrén taoista, del Maestro perfetto della tradizione massonica e magnetica europea. Per Iagla, riconoscerne i tratti è un compito centrale dell'iniziato—anche per distinguere il maestro autentico dall'imitatore, dal sognatore, dal carismatico passionale, dal teorico, dal narcisista religioso.

VI. La «morte iniziatica» come passaggio al dvija

Iagla — coerentemente con tutto il corpo dottrinale del Gruppo — insiste che la trasformazione dell'iniziato non è gratuitaspontanea: passa per la morte iniziatica — il momento in cui la struttura ordinaria dell'io viene riconosciuta come fittizia e abbandonata. La «morte» è simbolica nel senso della morfologia occulta: accade davvero (l'individuo ordinario «muore» a se stesso), e contemporaneamente non è una morte fisica (il corpo continua, ma con un'organizzazione interna nuova).

I segni di questa morte iniziatica, secondo Iagla:

  • Cessa il desiderio fondamentale di affermazione dell'io
  • Cessa l'attaccamento ai propri pensieri, sentimenti, identificazioni
  • Si dischiude un occhio che vede senza identificarsi
  • Si attiva una forza non personale che opera attraverso l'individuo senza essere l'individuo
  • Si modifica la qualità del sangue (cfr. Morfologia Occulta sull'ente-sangue) — il sangue del dvija è qualitativamente diverso dal sangue dell'uomo comune
  • Si accende interiormente la «vampa del Dragone» — l'energia ascendente lungo l'asse del Caduceo

Da questo momento, l'iniziato è operativamente un dvija — vive secondo la legge del Tao, opera con la saggezza serpentina, possiede il Caduceo. Le tecniche specifiche della Scuola Paret-ISI-CNV per assistere il discepolo in questo passaggio — catene magnetiche, lavoro sull'attenzione e sul respiro, esercizi di sdoppiamento — non producono meccanicamente questo risultato (nessuna tecnica può), ma dispongono all'evento quando il discepolo è maturo.

VII. Bibliografia

  • Iagla [Ercole Quadrelli], Saggezza Serpentina, in UR — Rivista di indirizzi per una Scienza dell'Io, anno I (1927), pp. 315-320 — fonte primaria principale
  • Abraxa, Il Caduceo Ermetico e lo Specchio, in UR anno I (1927) n. 5, pp. 71-78 — articolo gemello sul simbolismo del Caduceo
  • Iagla, diversi articoli con passi su kundalini e Dragone in UR 1927 (pp. 4461-4732)
  • Laotze, Il Libro della Via e della Virtù (Tao Te Ching), versione curata da Julius Evola, Carabba, Lanciano, 1921 — la fonte cinese usata da Iagla
  • Bhagavadgītā, particolarmente cap. II sullo sthitaprajña (chi ha la conoscenza ferma)
  • Mircea Eliade, Yoga: Immortalità e Libertà, Boringhieri, Torino, 1952 — sulla kundalini e i centri
  • John Woodroffe (Arthur Avalon), The Serpent Power, Ganesh & Co., Madras, 1918 — fonte classica sul kundalinī-yoga
  • René Guénon, Études sur l'Hindouisme, Éditions Traditionnelles, 1948 — sulla dottrina del dvija

Vedi anche