Presenza Integrale/fr
La Presenza è uno dei nuclei portanti del Paret Method e attraversa tre piani complementari, ciascuno con la propria pagina-asse della wiki:
- La presente pagina Presenza Integrale™ — la dimensione neurologico-corporea della Scuola: protocollo Cariche, Punto di Riferimento, Stop, Hara e Verticalità. È l'accesso operativo allo stato integrato
- La Presenza (tradizione ermetica) — la dimensione ermetico-iniziatica: la presenza nei testi del Gruppo di UR-KRUR, di Reghini, di Giudicelli, come chiave ermeneutica del lavoro ermetico vero
- Il Risveglio — la dimensione del compimento (Evola, La Dottrina del Risveglio 1943): il passaggio oltre la presenza nello stato realizzato
Si dice nella tradizione che chi è nella presenza ha già un piede nel risveglio. Le tre pagine vanno lette come un solo movimento — il protocollo prepara, la presenza ermetica fonda, il risveglio compie.
La Presenza Integrale™ è il protocollo originale di mindfulness del Metodo Paret™, sviluppato da Marco Paret nel corso di decenni di ricerca, insegnamento e pratica clinica, e oggetto di proposta di riconoscimento ufficiale presso Federmindfulness nel 2026. È fondata su un principio operativo cardinale: la Presenza non è un'idea da comprendere intellettualmente, ma uno stato da riconoscere nel corpo, allenare nella pratica e trasferire nell'azione quotidiana e professionale.
Il protocollo si distingue dagli altri approcci mindfulness — in particolare dai protocolli MBSR di Kabat-Zinn e MBCT — per il punto di accesso: non il respiro come oggetto mentale di concentrazione, ma il corpo come intelligenza primaria, il senso cinestesico come «senso più primitivo di tutti, su cui si fondano tutti gli altri sensi». Sul piano fisiologico, la Presenza Integrale corrisponde allo stato integrato descritto nella mappa polivagale-tipologica della Scuola: la configurazione in cui il vago ventrale organizza in coordinazione fluida la mobilizzazione simpatica e l'immobilizzazione dorsale (vedi Ipnosi, Teoria Polivagale e Liberazione Somatica).
Nelle tradizioni storiche che il Paret Method integra, lo stesso stato ha avuto nomi diversi a seconda del vocabolario. Nella tradizione yoga e contemplativa indiana si chiama samādhi sattvico (sattva indica la qualità di chiarezza luminosa) o, secondo le scuole, sahaja samādhi — presenza naturale, ininterrotta, integrata nell'azione. Nelle tradizioni buddhiste è sati compiuta, l'attenzione lucida e calma che si stabilizza nel samatha. Nella tradizione taoista è lo stato del wu wei radicato nel dantian. Nella patristica esicasta cristiana si chiama apatheia — la quiete non-reattiva del cuore custodito. Nell'alchimia paracelsiana e nell'ermetismo europeo prende il nome di Mercurio Filosofico o di Quintessenza. Nella neurofisiologia contemporanea il correlato funzionale è descritto come omeostasi allostatica superiore o assetto stabile del vagale ventrale con flessibilità interocettiva.
La Presenza Integrale™ è il nome operativo proprio della Scuola — il vocabolario che il Paret Method usa per la propria pratica didattica e clinica. Per il praticante che proviene da una tradizione orientale, il protocollo offre un punto di accesso somatico chiaro e replicabile alle stesse qualità di stato; per il praticante che proviene dalle tradizioni contemplative occidentali o dalla mindfulness clinica, il protocollo offre l'integrazione delle dimensioni alchemica, magnetica e tipologica che le formulazioni puramente cliniche tendono a lasciare implicite.
I. Che cos'è la Presenza
Nel linguaggio di Marco Paret, essere «presenti» significa essere davvero lì — non dispersi tra passato e futuro, non sommersi dai propri pensieri, non in uno stato di «pilota automatico». Nelle lezioni del Master di Ipnosi, Paret la formula così:
- «Quante volte pensate di essere lì, ma in realtà siete tra i vostri pensieri, pensate a quello che dovete fare dopo, quello che avete fatto prima? In realtà non siete lì. E non essere lì è problematico, perché in quello stato avete meno magnetismo, meno forza personale.»
La Presenza è descritta come il recupero dell'Io reale. Alla nascita — usando il vocabolario di Paret — eravamo «unio non verbale», totalmente presenti. Progressivamente, l'assorbimento nei pensieri ha costruito una «cittadella mentale» che ha dimenticato l'Io vero. Lavorare sulla Presenza è la strada per uscire da questa cittadella.
La caratteristica distintiva del metodo, rispetto ad altri protocolli di mindfulness contemporanei, è il punto di accesso somatico:
- non il respiro come oggetto mentale di concentrazione (come accade in molte applicazioni divulgative dell'attenzione al respiro);
- ma il corpo come intelligenza primaria e primitiva — la propriocezione, il tatto, la sensazione del corpo dall'interno.
Il senso cinestesico è, nella formulazione di Paret, «il senso più primitivo di tutti, quello su cui si fondano tutti gli altri sensi».
II. I quattro elementi del protocollo
Il protocollo della Presenza Integrale™ si articola su quattro elementi pratici, ciascuno con una funzione specifica e una base psicofisiologica verificabile. Sono stati sviluppati e insegnati direttamente da Marco Paret nei seminari ISI-CNV con continuità dal 2011 al 2025.
1. Le Cariche — il respiro come presa di coscienza del corpo
Le Cariche sono esercizi di respiro il cui scopo non è il controllo della respirazione, ma la presa di coscienza del corpo. Attraverso cicli di inspirazione ed espirazione consapevole, il praticante porta attenzione progressivamente:
- ai piedi, alle gambe, al basso addome;
- al torace, alle braccia, alla testa;
- e poi discende di nuovo, ripercorrendo le stesse stazioni.
Il respiro serve a rivelare il corpo: tensioni, flussi di energia, blocchi, vitalità. Come insegna Paret: «il compito è essere coscienti, solamente coscienti».
Razionale fisiologico. La respirazione lenta è associata ad aumento dell'attività vagale e della HRV (variabilità della frequenza cardiaca), indicatori robusti di regolazione del sistema nervoso autonomo (Zaccaro et al., 2018). L'interocezione — percezione del corpo dall'interno — è centrale nei modelli neuroscientifici della consapevolezza e della regolazione emotiva (Craig, 2009; Farb et al., 2013).
2. Il Punto di Riferimento — l'ancora dell'attenzione
Il Punto di Riferimento è la pratica di fissare con sguardo aperto e morbido un punto stabile nello spazio — senza chiudere gli occhi, restando aperti e presenti al mondo. Come descrive Paret:
- «La voce diventa più chiara, più staccata nel momento in cui mantenete coscienza di voi stessi mentre parlate.»
Il Punto non è un oggetto di concentrazione forzata: è un ancoraggio che stabilizza l'attenzione e rende la presenza visibile — nello sguardo, nella voce, nel tono corporeo. Questo esercizio si pratica anche in azione, mentre si parla, si lavora, si è in relazione. È in questo modo che il Punto di Riferimento diventa la base della trasmissione del magnetismo personale, come documentato nelle pagine sulla fascinazione.
Razionale fisiologico. L'attenzione sostenuta (focused attention) è una delle componenti centrali delle pratiche di mindfulness (Lutz et al., 2008). La pratica è correlata a riduzione dell'attività della Default Mode Network (DMN), la rete neurale associata al mind-wandering, alla ruminazione e al pensiero auto-referenziato (Brewer et al., 2011).
3. Lo Stop — l'interruzione consapevole dell'automatismo
Lo Stop è un elemento originale del Metodo Paret™: una interruzione volontaria, breve ma intenzionale, di qualsiasi azione in corso — pensiero, movimento, reazione automatica. Non è immobilità passiva, ma pausa attiva.
In quel momento di Stop, il praticante lascia che lo sguardo si apra e che le sensazioni cinestesiche entrino nella consapevolezza. Come insegna Paret: «aprire lo sguardo vivo, sentire le sensazioni che entrano — cinestesico, peso».
Lo Stop è il passaggio dal pilota automatico alla scelta consapevole. Nel quadro della teoria polivagale è il passaggio dall'esecuzione automatica simpatica al rientro nello spazio ventrale di scelta.
Razionale fisiologico. Il meccanismo dell'interruzione intenzionale è legato all'inibizione volontaria e alla regolazione dell'attenzione esecutiva (Posner & Petersen, 1990). Nel modello polivagale, l'interruzione di un loop di attivazione automatica simpatica crea lo spazio per il passaggio verso lo stato di ingaggio sociale ventrale (Porges, 2011).
4. Hara e Verticalità — l'asse della presenza
L'Hara — il centro vitale nella parte bassa dell'addome — è l'ancora somatica fondamentale del metodo. La verticalità — l'asse testa-piedi, la spina dorsale come connessione cielo-terra — è l'asse strutturale della presenza corporea.
Paret insegna questo attraverso la pratica concreta del peso del corpo, del punto in cui si sente poggiare, della verticale come indicatore dello stato. Come spiega nelle lezioni:
- «Ricordarsi durante la giornata di cercare la presenza, mettersi in posa, trovare il peso del corpo e la verticale, è ogni volta un'istruzione alla propria mente inconscia.»
Portare attenzione all'Hara e alla verticalità stabilizza il sistema nervoso e rende la presenza incarnata anziché mentale. Il principio converge con due tradizioni indipendenti — l'orientale, in cui hara e tan tien designano lo stesso centro, e l'occidentale, in cui la verticalità e il simbolismo dell'asse (obelisco, colonna vertebrale, Kundalini nel suo significato di asse della personalità) hanno funzioni equivalenti.
Razionale fisiologico. Il radicamento corporeo, il tono posturale e la sensazione di peso sono segnali di sicurezza (cues of safety) nel modello polivagale (Porges, 2011). La propriocezione e il senso di verticalità sono legati all'integrazione sensoriale e alla stabilità della self-awareness corporea (Craig, 2009).
III. La Presenza nell'azione e nella relazione
Una delle caratteristiche più originali della Presenza Integrale™ è che non si insegna solo come pratica contemplativa — si insegna come presenza nell'azione: nel lavoro professionale, nella relazione con il cliente, nella comunicazione.
L'esperimento delle tre sedute identiche
Marco Paret dimostra empiricamente la portata di questo principio con un esperimento riproducibile nelle lezioni del Master, descritto nella Lezione Presenza 2 (ottobre 2023):
- «Mettiamo una persona su una sedia e le facciamo ricevere la stessa tecnica tre volte. La prima: l'operatore pensa ai fatti suoi. La seconda: si concentra sulla persona con empatia. La terza: l'operatore è in stato di presenza. Il soggetto percepisce sempre il terzo passaggio come il migliore. Eppure la tecnica era identica.»
L'esperimento mostra che lo stato interno dell'operatore è percepito dal soggetto in modo diretto, indipendentemente dalla tecnica applicata. La Presenza diventa quindi la competenza di base che amplifica tutte le tecniche non verbali — dalla fascinazione magnetica all'induzione ipnotica al lavoro di crisi mesmerica.
Presenza non è empatia
Paret distingue chiaramente empatia e presenza — distinzione che è uno dei contributi originali del metodo. L'empatia, pur nobile, porta a:
- dispersione energetica dell'operatore;
- coinvolgimento emotivo che non è utile al cliente;
- eventuale contagio della disregolazione del cliente nell'operatore.
La Presenza invece permette all'operatore di restare vitale, ricettivo ed efficace. Come spiega Paret: «quando sei in stato di presenza, sei privo di pensiero. Non vuol dire essere tra le nuvole. Vuol dire che ascolti davvero, perché la tua mente non è altrove».
Questa distinzione è particolarmente importante nei contesti clinici: l'operatore in stato di Presenza Integrale non assorbe il trauma del cliente, perché il vago ventrale dell'operatore mantiene il contenimento del campo, e da quel campo contenuto il cliente trae la possibilità di ri-regolazione co-vagale.
IV. Fondamento scientifico integrato
Mindfulness
La mindfulness clinica contemporanea, formulata da Jon Kabat-Zinn (1994) come consapevolezza momento-per-momento dell'esperienza senza giudizio, è la traduzione e l'adattamento secolarizzato di pratiche buddhiste antichissime — in particolare di sati (l'attenzione consapevole della tradizione theravāda) e di vipassanā (la visione penetrante). Sul versante della tradizione mahāyāna e degli yogasūtra patanjaliani, la stessa qualità di stato è riconducibile a dhyāna (assorbimento attento) e a samatha (quiete stabilizzata).
Una grande revisione sistematica su programmi di meditazione e mindfulness (Goyal et al., 2014) riporta benefici da piccoli a moderati su ansia, depressione e stress, con mantenimento a 3-6 mesi. Studi specifici di neuroimaging (Brewer et al., 2011; Tang et al., 2015) hanno mostrato modulazioni stabili del Default mode network in meditatori esperti, indipendentemente dal lignaggio specifico (buddhista, vedantico, contemplativo cristiano).
La Presenza Integrale™ si colloca in questo quadro con la specificità dell'accesso corporeo-somatico, che nei protocolli MBSR e MBCT divulgativi è meno centrale, e con l'integrazione esplicita dei piani magnetico-ermetico e tipologico che la mindfulness clinica per scelta metodologica lascia fuori dal proprio campo. Per il lettore proveniente da una tradizione contemplativa orientale, il protocollo non sostituisce la pratica originaria — la articola in chiave operativa contemporanea, somatica e relazionale, con punti di accesso pensati anche per chi non ha una formazione monastica.
Default Mode Network
La pratica meditativa è associata a differenze nell'attività e connettività della Default Mode Network (DMN) — la rete neurale del rimuginio e del pensiero auto-referenziato (Brewer et al., 2011; Buckner et al., 2008). Il Punto di Riferimento e lo Stop del Metodo Paret™ agiscono direttamente su questi meccanismi.
Teoria polivagale
La Teoria polivagale (Porges, 2011) descrive tre stati del sistema nervoso autonomo: ventro-vagale (sicurezza, connessione, chiarezza), mobilizzazione simpatica (attivazione/difesa), immobilizzazione dorsale (blocco/collasso). La Presenza Integrale™ è l'abilità di tornare consapevolmente verso lo stato ventro-vagale attraverso segnali corporei di sicurezza: postura, respiro, sguardo, tono muscolare non difensivo. La mappa esplicita di corrispondenza fra i quattro elementi del metodo e i meccanismi polivagali è:
| Elemento | Meccanismo polivagale-neurofisiologico |
|---|---|
| Le Cariche | Respirazione lenta → aumento HRV → regolazione vagale ventrale |
| Il Punto di Riferimento | Contatto oculare / sguardo → attivazione del circuito di ingaggio sociale |
| Lo Stop | Interruzione del loop simpatico → spazio per la scelta consapevole |
| Hara e Verticalità | Cues of safety posturali e propriocettivi → tono corporeo non difensivo |
Interocezione e sincronizzazione
La ricerca sull'interocezione (Craig, 2009; Farb et al., 2013) mostra che la capacità di percepire il corpo dall'interno è predittore di regolazione emotiva, consapevolezza e benessere. La Scuola documenta inoltre — sulla scia degli esperimenti pioneristici di Charcot e dei lavori contemporanei sulla sincronizzazione neurale durante l'ipnosi — che durante le sedute in stato di Presenza le aree cerebrali attive nell'operatore e nel soggetto mostrano un funzionamento all'unisono. Il fenomeno è stato rilevato in studi indipendenti di sincronizzazione neurale durante sessioni di ipnosi e dialogo terapeutico (Hari, Hasson).
V. Coerenza con gli standard Federmindfulness
Il Metodo Paret™ è stato proposto nel 2026 per il riconoscimento ufficiale da parte di Federmindfulness come protocollo di mindfulness originale. Soddisfa i criteri fondamentali richiesti:
| Criterio Federmindfulness | Risposta del Metodo Paret™ |
|---|---|
| Pratica personale del conduttore | La presenza come pratica quotidiana è prerequisito esplicito del metodo. L'operatore che non lavora su se stesso non riesce a trasmettere realmente la presenza: il non-verbale del conduttore è già trasmissione diretta del suo stato. |
| Protocollo strutturato e replicabile | Quattro elementi con sequenza definita, razionale psicofisiologico esplicito e indicatori di esito osservabili, descritti nelle lezioni in modo costante dal 2011 al 2025. |
| Fondamento scientifico documentato | Integrazione di mindfulness, neuroscienze (DMN), teoria polivagale, interocezione, con riferimenti a letteratura peer-reviewed. |
| Pratica personale e supervisione | Formazione continua in sessioni di gruppo, pratica individuale quotidiana, supervisione tra pari. Le lezioni mostrano un processo di apprendimento progressivo e iterativo. |
| Chiarezza deontologica | La Presenza Integrale™ è pratica di regolazione e consapevolezza: non diagnosi, non terapia, non sostituzione di trattamento clinico. Confini di competenza esplicitati nelle lezioni. |
| Specificità del metodo | Accesso somatico (non solo mentale), uso del senso cinestesico come base, verticalità e Hara come assi della presenza incarnata: elementi non presenti nei protocolli MBSR/MBCT standard. |
VI. Indicatori di esito osservabili
Al termine di una sessione con il protocollo della Presenza Integrale™, i praticanti mostrano e riportano in modo costante un insieme di indicatori che la Scuola ha sistematizzato:
- Voce più chiara, più staccata, più radicata.
- Sguardo più fermo, aperto e «presente» — visibile anche dall'esterno.
- Riduzione del rimuginio e del pensiero dispersivo.
- Maggiore vitalità dopo la sessione (non stanchezza, non depauperamento energetico).
- Miglioramento dell'efficacia nelle tecniche non verbali applicative.
- Sensazione soggettiva di centratura e chiarezza.
- Riduzione della dispersione motoria (gesti non congruenti con lo stato).
Questi indicatori sono visibili dall'esterno e ripetibili nella didattica: l'allievo riconosce con il tempo i segnali della propria Presenza e quelli dell'operatore esperto.
VII. Presenza Integrale e tradizioni storiche
La Presenza Integrale™ non è un'invenzione recente: è il nome operativo proprio del Metodo Paret per uno stato che molte tradizioni hanno descritto in vocabolari diversi. Il valore del lavoro di Paret è ritradurre questo stato in un linguaggio contemporaneo, didatticamente trasmissibile, e fisiologicamente verificabile.
- Mercurio Filosofico nell'alchimia paracelsiana — il principio mercuriale che, separato e purificato, contiene Zolfo e Sale in unità superiore. Vedi Tria Prima.
- Quintessenza come esito della spagiria — il quinto principio che integra i quattro elementi.
- Samādhi sattvico nello yoga indiano — equilibrio delle tre guṇa sotto il primato lucido di sattva.
- Sthitaprajña nella Bhagavadgītā — «colui la cui intelligenza è ferma», capace di azione senza attaccamento.
- Apatheia negli scritti dei Padri del deserto (Evagrio Pontico, Giovanni Cassiano) — non impassibilità ma «stato non patologico» dell'essere umano. Vedi Logismoi.
- Omeostasi allostatica superiore nella scienza contemporanea — minor costo metabolico, transizioni rapide fra modalità autonomiche, apertura incarnata.
La Scuola del Paret Method non sceglie fra questi vocabolari: li riconosce come descrizioni convergenti dello stesso fenomeno. La Presenza Integrale™ è la pratica didattica che permette all'allievo contemporaneo di accedere a questo stato attraverso un protocollo strutturato e verificabile.
VIII. La Presenza Integrale e i sei tipi caratteriali
I sei tipi caratteriali della Scuola — basati sulla Tria Prima alchemica di Wirth — descrivono pattern di stato non integrato: configurazioni in cui uno o due dei tre principi (Zolfo, Mercurio, Sale) si stabilizzano come prevalenza fissa.
La Presenza Integrale™ è la pratica di ritorno allo stato in cui i tre principi sono coordinati. Non chiede al tipo Zolfo di smettere di essere energico, né al tipo Sale di smettere di essere radicato. Chiede a ciascun tipo di recuperare la mobilità che la fissazione caratteriale aveva sottratto, e di poter attivare Zolfo, Mercurio o Sale a seconda della richiesta del momento, invece di restare bloccato nella propria configurazione abituale.
In questa luce, il lavoro tipologico della Scuola e il protocollo della Presenza Integrale non sono due cose diverse: sono il lato diagnostico e il lato operativo della stessa pratica. Il riconoscimento del tipo dice dove la persona è ora; la Presenza Integrale indica verso dove la pratica la accompagna.
La Presenza Integrale™ nelle tradizioni ermetica e magnetica
La Presenza Integrale™ è il nome operativo proprio della Scuola per una configurazione che le grandi tradizioni hanno conosciuto sotto altri vocabolari. La wiki dedica due pagine-asse complementari a queste due voci della stessa cosa.
Nella tradizione ermetica — e specificamente nel lavoro del Gruppo di UR-KRUR (1927-1929) e nelle sue eredità Reghini-Evola-Giudicelli — la presenza è la qualità d'essere del riconoscimento immediato, il «comando-presenza» che è contemporaneamente condizione preliminare di ogni operazione magica autentica e suo frutto. La pagina La Presenza (tradizione ermetica) espone questa dimensione attraverso il Sub Specie Interioritatis di Reghini (Palazzo Strozzi 1913), la legge degli enti, l'Apathanatismos, la magia dell'immagine, le operazioni a due vasi, e la dottrina del corpo immortale. È la stessa configurazione che il protocollo di Cariche, Punto di Riferimento, Stop e Verticalità raggiunge per via somatica: due porte d'accesso allo stesso luogo. La differenza è ciò che a Marco Paret ha permesso di formulare la versione presentabile a Federmindfulness — la versione che parla il linguaggio della neuroscienza contemporanea — senza tradire la dimensione iniziatica di cui essa è la traduzione.
Nella tradizione magnetica — quella di Mesmer, Puységur, Lafontaine, Donato, Caravelli, Di Pisa, fino al Mesmerismus moderno di Paret — la presenza dell'operatore è da sempre lo strumento primario dell'azione magnetica. Nessun «passo» magnetico funziona senza la presenza che lo sostiene; nessuna crisi mesmerica si dispiega in sicurezza senza il campo di presenza del magnetizzatore. Tecniche specifiche del Paret Method che dipendono interamente da questo addestramento includono il Caduceo ermetico (presenza come mise en scène posturale della sicurezza), l'Allineamento Magnetico (presenza come co-regolazione somatica nuca-sacro), il Tummo (presenza come segnale di sicurezza interno che contiene il «fuoco»). In tutti questi casi la pratica delle Cariche, del Punto di Riferimento, dello Stop e della Verticalità non è propedeutica accessoria — è la tecnica stessa nella sua forma più pulita.
La pagina-asse del cluster ermetico-magnetico, Alchimia e Magnetismo, mostra come queste due tradizioni siano una sola disciplina sotto due nomi: il magnetismo è alchimia operativa sull'altro, l'alchimia è magnetismo operativo su sé. La Presenza Integrale™ è il cardine somatico di entrambe.
Vedi anche
Le tre pagine della presenza
- La Presenza (tradizione ermetica) — gemella ermetico-iniziatica della Presenza Integrale™
- Il Risveglio — il compimento (Evola 1943)
- Stato integrato — la categoria fisiologica corrispondente
Parte neurologica
- Paret Method
- Ipnosi, Teoria Polivagale e Liberazione Somatica
- I sei tipi caratteriali nella mappa polivagale
- Movimento autonomo della crisi
- Default Mode Network
- Teoria polivagale
- Logismoi
- Mercurio Filosofico
- Guna e Tria Prima
- Tria Prima
Parte magnetica ed ermetica
- Crisi Mesmerica
- Allineamento Magnetico (mano nuca-sacro)
- Caduceo ermetico
- Tummo
- Alchimia e Magnetismo — pagina-asse del cluster
- Il Gruppo di UR-KRUR
- Sub Specie Interioritatis
- Apathanatismos
- Franz Anton Mesmer
- Donato — Il Padre della Fascinazione
Fonti
Pubblicazioni e materiali della Scuola
- Marco Paret, Metodo Paret™ — Presenza Integrale™. Proposta di riconoscimento, Federmindfulness, 2026.
- Marco Paret, lezioni del Master di Ipnosi ISI-CNV (2011-2025), in particolare Lezione Presenza, Lezione Presenza 2 (ottobre 2023).
- Marco Paret, L'Energia Segreta della Mente, Edizioni L'Età dell'Acquario / Lindau, 2009.
- Marco Paret, Le Flux Magnétique et les Savoirs Anciens (2017).
- Marco Paret, Hypnosis, Polyvagal Theory, and Somatic Liberation (capitolo Springer, in preparazione).
Mindfulness
- Kabat-Zinn, J., Wherever You Go, There You Are, Hyperion, 1994.
- Goyal, M. et al., «Meditation programs for psychological stress and well-being: A systematic review», JAMA Internal Medicine, 174(3), 2014, pp. 357-368.
- Lutz, A. et al., «Attention regulation and monitoring in meditation», Trends in Cognitive Sciences, 12(4), 2008, pp. 163-169.
- Brewer, J. A. et al., «Meditation experience is associated with differences in default mode network activity and connectivity», PNAS, 108(50), 2011, pp. 20254-20259.
- Tang, Y.-Y., Hölzel, B. K., Posner, M. I., «The neuroscience of mindfulness meditation», Nature Reviews Neuroscience, 16(4), 2015, pp. 213-225.
- Analayo, B., Satipaṭṭhāna: The Direct Path to Realization, Windhorse Publications, 2003 — riferimento accademico standard sulla pratica buddhista originaria di sati alla base della mindfulness contemporanea.
Default Mode Network
- Brewer, J. A. et al., «Meditation experience is associated with differences in default mode network activity and connectivity», PNAS, 108(50), 2011, pp. 20254-20259.
- Buckner, R. L. et al., «The brain's default network: anatomy, function, and relevance to disease», Annals of the New York Academy of Sciences, 1124, 2008, pp. 1-38.
Interocezione e neurofisiologia
- Craig, A. D., «How do you feel — now? The anterior insula and human awareness», Nature Reviews Neuroscience, 10, 2009, pp. 59-70.
- Farb, N. et al., «Interoception, contemplative practice, and health», Frontiers in Psychology, 4, 2013, art. 541.
- Posner, M. I., Petersen, S. E., «The attention system of the human brain», Annual Review of Neuroscience, 13, 1990, pp. 25-42.
Teoria polivagale
- Porges, S. W., The Polyvagal Theory: Neurophysiological Foundations of Emotions, Attachment, Communication, and Self-Regulation, Norton, 2011.
- Zaccaro, A.