Alchimia e Magnetismo/fr
L'alchimia, come la intendevano gli antichi, è la scienza del tutto: non una specialità accanto alle altre, ma il metodo unitario con cui la tradizione ermetica osservava e operava ogni trasformazione della natura. Esiste quindi un'alchimia dei metalli (la più nota oggi, e proprio per questo la più equivocata), un'alchimia della digestione (la cottura interna del cibo che diventa carne, fluido vitale, pensiero), un'alchimia del sangue e dei fluidi corporei, un'alchimia dei pianeti (la rotazione delle sfere come grande coagulazione cosmica), un'alchimia dell'anima (le fasi della trasmutazione interiore dell'iniziato) — e un'alchimia del magnetismo, che è quella che la presente pagina espone.
In ciascuno di questi domini ricorrono le stesse fasi (calcinazione, dissoluzione, separazione, congiunzione, putrefazione, fissazione) e gli stessi elementi (i tre principi — Solfo, Mercurio, Sale; i quattro elementi — Terra, Acqua, Aria, Fuoco; i sette pianeti — Saturno-Piombo, Giove-Stagno, Marte-Ferro, Sole-Oro, Venere-Rame, Mercurio-Mercurio, Luna-Argento). Questi elementi sono reali a un livello e simbolici a un altro: il piombo che l'alchimista calcina nel suo athanor è davvero piombo, e simultaneamente è davvero il Saturno interiore dell'operatore che dev'essere domato e dissolto; il fuoco che cuoce è davvero fuoco, e simultaneamente è davvero la volontà concentrata del filosofo. La separazione fra «reale» e «simbolico» è una semplificazione moderna che la tradizione non conosceva: per l'ermetismo, ciò che è simbolo nel macrocosmo è sostanza nel microcosmo, e viceversa.
Il principio-cardine, formulato nella Tabula Smaragdina di Ermete Trismegisto — «come in alto, così in basso; come in basso, così in alto, per il miracolo di una sola cosa» — è la chiave operativa: il microcosmo (l'operatore, il suo corpo, il suo sangue, il suo respiro, il suo magnetismo personale) e il macrocosmo (le stelle, i pianeti, la catena aurea che lega tutto al primo Magnete) sono strutturati identicamente, e quel che si compie su uno dei due piani si ripercuote sull'altro. Il magnetismo animale che Mesmer descrive nel 1779, l'attrazione gravitazionale che Newton descrive nei Principia del 1687, l'amore che muove il sole e le altre stelle che Dante descrive nel Paradiso (1321), e la «occulta vis» che Kircher descrive nei suoi trattati del 1631-1667 sono, per la tradizione, la stessa forza colta in scale diverse del medesimo principio attrattivo cosmico.
Per gli ermetisti di Kircher (Roma 1602-1680), gli alchimisti di Gualdi (Venezia, XVII sec.), i Rosacroce d'Oro di Schmidt (Germania, XVIII sec.), i magnetisti di Mesmer (Vienna-Parigi 1779) e di Willermoz (Lione 1783), per la linea italiana che da Palombara passa attraverso il Régime di Napoli, Kremmerz e arriva fino alla Scuola Paret-ISI-CNV, il magnetismo è un'alchimia: precisamente, è l'alchimia del fluido vitale fra esseri viventi, mentre l'alchimia dei metalli è il magnetismo applicato alle sostanze minerali. Cambiano la materia su cui si opera e il lessico tecnico; restano identici il principio, l'operatore, le fasi e il fine.
I. L'alchimia come scienza del tutto: il quadro tradizionale
Per la tradizione ermetica anteriore al XVIII secolo, l'alchimia non era una proto-chimica primitiva — questa è una rilettura riduzionista di matrice illuministica e positivistica — bensì la scienza generale delle trasformazioni della natura. Il suo oggetto non era una sostanza particolare, ma il processo stesso di trasformazione, ovunque esso si manifestasse:
- Alchimia metallica (la più visibile esternamente): trasmutazione dei metalli vili in oro nel laboratorio. È l'aspetto «exoterico» (in arabo, secondo Ibn Wahshiyya, barrani) — quello che si mostra al pubblico e che molti hanno preso per il tutto
- Alchimia spagirica (vegetale e minerale): preparazione di rimedi medicinali per separazione dei principi attivi dalle piante e dai minerali — la via di Paracelso (1493-1541) e dell'iatrochimica
- Alchimia organica (dell'organismo vivente): la digestione come archetipo — il cibo che entra grezzo nel ventre e ne esce trasmutato in carne, sangue, fluido vitale, pensiero, è il modello primario di ogni opera alchemica. Per questo i trattati alchemici parlano costantemente di «cuocere», «digerire», «nutrire», «fermentare» — non per metafora ma perché la digestione è alchimia e l'alchimia è digestione, viste in scale diverse
- Alchimia magnetica (fra esseri viventi): operazione sul fluido vitale che corre tra magnetizzatore e magnetizzato, fra maestro e discepolo, fra i membri di una catena di loggia. È l'oggetto specifico di questa pagina
- Alchimia astrale e cosmica (delle sfere): la rotazione dei pianeti e la grande coagulazione del mondo come opera del Demiurgo — l'alchimia letta nel macrocosmo (sezione VII di questa pagina sulla «catena aurea»)
- Alchimia interna o spirituale (dell'anima): le fasi della trasmutazione interiore dell'iniziato — dal piombo dello stato comune all'oro dello stato realizzato. È l'aspetto «esoterico» (in arabo gawwani), riservato a chi ha già percorso gli altri domini
Tutti questi domini non sono sei alchimie distinte ma sei manifestazioni della stessa scienza, ciascuna leggibile come specchio delle altre. Quando un alchimista del Seicento descriveva la calcinazione del piombo nel suo crogiolo, descriveva simultaneamente: la cottura del cibo nello stomaco, l'azione del Sole su Saturno nel cielo, la riduzione delle proprie passioni grezze, e la preparazione del fluido magnetico denso. La lettura unitaria di queste manifestazioni è ciò che il maestro insegna al discepolo, ed è ciò che la modernità ha perduto separandone i domini in discipline accademiche scollegate.
II. Microcosmo e macrocosmo: il principio attivo
Il cardine operativo di ogni alchimia tradizionale è l'identità strutturale fra microcosmo (l'uomo, il piccolo mondo) e macrocosmo (l'universo, il grande mondo). La Tabula Smaragdina attribuita a Ermete Trismegisto la formula in modo lapidario:
«Quod est inferius est sicut quod est superius, et quod est superius est sicut quod est inferius, ad perpetranda miracula rei unius» — quel che è in basso è come quel che è in alto, e quel che è in alto è come quel che è in basso, per compiere i prodigi della cosa unica.
Quattro conseguenze operative di questo principio strutturano l'intera tradizione:
- Identità sostanziale: la materia di cui sono fatte le stelle è la stessa di cui è fatto l'uomo — i sette pianeti del cielo sono i sette metalli del corpo (per i Greci e gli Arabi: per l'Egitto erano i sette neter; per i cinesi i cinque elementi). La «pietra animale» di Ibn Wahshiyya (IX-X sec.) e la «pietra vegetale» dei Rosacroce d'Oro indicano lo stesso fatto: l'opera alchemica si fa nella sostanza vivente, non solo nei minerali
- Identità dinamica: le leggi che governano le trasformazioni cosmiche (rotazione, attrazione, repulsione, generazione, corruzione) sono le stesse che governano le trasformazioni interne dell'operatore. Per questo l'astrologia (lettura dei tempi favorevoli dal cielo) e l'alchimia (operazione sul corpo proprio) sono indivisibili nella tradizione fino al Settecento
- Identità operativa: l'operatore-microcosmo, agendo correttamente su di sé, agisce anche sul macrocosmo — perché è una cosa sola con esso. Questa è la base teorica della magia naturale e della preghiera teurgica, e anche la base della pratica magnetica della Scuola: il magnetizzatore non manipola una forza esterna a sé, ma attiva in sé quel che è già nel cosmo, e per quella stessa attivazione collega cosmo e paziente
- Identità simbolica e reale insieme: gli elementi che l'alchimista nomina (Solfo, Mercurio, Sale; Saturno, Giove, Marte, etc.) sono insieme sostanze fisiche del laboratorio, dinamismi del proprio corpo, qualità della propria anima, principi cosmici della creazione. Non «sono il simbolo di»: sono, sui diversi piani contemporaneamente. La modernità che ha separato il piano «letterale» dal piano «simbolico» — leggendo i trattati alchemici come allegorie morali, oppure come ricette di chimica primitiva — ha perso entrambi i piani, perché solo nella loro unione essi sono operativi
Il magnetismo animale, in questo quadro, è l'osservazione e l'operazione su una manifestazione particolare di quell'unica forza che la tradizione chiama occulta vis (Kircher), Spiritus Mundi (Ficino), Anima Mundi (Plotino, neoplatonici), fluido vitale (Mesmer, magnetisti francesi e italiani), prāṇa (tradizione indiana), qi o ch'i (tradizione cinese), mana (tradizioni polinesiane). Sono nomi diversi della stessa cosa, non perché tutte queste tradizioni si copino fra loro, ma perché tutte osservano la stessa realtà con strumenti culturali differenti.
III. Le fasi alchemiche come schema universale
Le fasi del processo alchemico — codificate in modo classico nel Mutus Liber (1677), nella Aurea Catena Homeri (1723), nei trattati di Filippo Teofrasto Paracelso e poi sintetizzate da Eliphas Lévi e dalla tradizione ottocentesca — ricorrono identiche in ogni dominio dell'alchimia. Le principali nella formulazione classica sono:
- Calcinatio (calcinazione): riduzione della materia grezza in cenere bianca attraverso il fuoco. Nel laboratorio: il piombo che diventa massicot. Nella digestione: la triturazione del cibo nello stomaco. Nel magnetismo: la dissoluzione delle resistenze del soggetto sotto l'azione del fluido. Nell'anima: l'ardore della prova iniziatica che brucia gli aspetti grezzi del temperamento
- Solutio o Dissolutio (dissoluzione): la materia calcinata viene sciolta in un solvente. È il «solve» dell'adagio «solve et coagula». Nella digestione: il chimo si scioglie nei succhi gastrici. Nel magnetismo: il fluido del magnetizzatore dissolve i blocchi del magnetizzato. Nell'anima: dissoluzione delle vecchie identificazioni
- Separatio (separazione): isolamento dei principi attivi dai residui inerti. Nella digestione: separazione dei nutrienti dagli scarti. Nel magnetismo: chiarificazione del fluido, eliminazione del «nervoso», del torbido, del confuso. Nell'anima: discernimento fra ciò che è essenziale e ciò che è accidentale
- Conjunctio o Coniunctio (congiunzione): unione dei principi separati e purificati. È il «coagula» dell'adagio. Nella digestione: incorporazione dei nutrienti nei tessuti. Nel magnetismo: la trasmissione del fluido stabile dal magnetizzatore al magnetizzato che ora «risponde» in armonia. Nell'anima: le nozze alchemiche fra principio attivo e principio passivo dell'operatore
- Putrefactio (putrefazione): la materia congiunta deve passare per uno stato di apparente morte — il «nero» dell'opera. È la fase più temuta e il primo segno positivo della trasformazione reale. Nel magnetismo: la crisi del magnetizzato (sonnambulismo, crisi terapeutiche). Nell'anima: la «morte filosofica», la depressione iniziatica, l'attraversamento della «notte oscura»
- Albedo (l'opera al bianco): dopo la putrefazione, la materia rinasce purificata, candida. È la prima resurrezione. Nel magnetismo: la calma vigile del sonnambulo lucido. Nell'anima: la pacificazione che segue la crisi
- Rubedo (l'opera al rosso): la perfezione finale, l'oro filosofale, il Sole interno. Nel magnetismo: la padronanza piena del magnetizzatore che ora opera senza sforzo. Nell'anima: lo stato realizzato dell'iniziato
Queste fasi non sono una sequenza letteraria ma un ordine reale della trasformazione, che ricorre in tempi diversi (minuti per la digestione, anni per la realizzazione dell'iniziato, milioni di anni per le evoluzioni cosmiche delle stelle) ma con la stessa struttura. Riconoscere in che fase si è — di un'operazione magnetica, di una crisi personale, di un processo di guarigione, di un percorso iniziatico — è una delle competenze fondamentali del lavoro tradizionale, e fa parte di ciò che il maestro trasmette al discepolo.
IV. Gli elementi: reali e simbolici insieme
I quattro elementi (Terra, Acqua, Aria, Fuoco), i tre principi filosofici (Solfo, Mercurio, Sale) e i sette metalli-pianeti (Piombo-Saturno, Stagno-Giove, Ferro-Marte, Oro-Sole, Rame-Venere, Mercurio-Mercurio, Argento-Luna) sono gli elementi tecnici con cui la tradizione descriveva la struttura della realtà. La loro caratteristica distintiva, che la modernità ha perso, è di essere contemporaneamente reali e simbolici — più esattamente, di essere realtà che si manifestano su piani diversi del Tutto, e di cui il «simbolo» è la traccia visibile su un piano della loro realtà su un altro piano.
Esempio concreto, il Piombo-Saturno:
- Nel laboratorio metallico è davvero il piombo: metallo grigio, pesante, freddo, malleabile, lento a scaldarsi, tossico se introdotto nell'organismo
- Nel cielo è davvero Saturno: pianeta più lento (29 anni di rivoluzione), associato dalla tradizione ai tempi lunghi, alla freddezza, al peso del karma
- Nel corpo è davvero la fase saturnina: gli aspetti densi, lenti, pesanti del temperamento — la melancolia in senso ippocratico, le ossa, la pelle vecchia, le sostanze che precipitano
- Nell'anima è davvero il principio di limite, di gravità, di disciplina, di morte, di tempo lungo. È «la Madre della Terra» (la materia in quanto si oppone allo spirito) e insieme «il Padre del Tempo» (cronos-saturno che divora i propri figli)
- Nell'opera magnetica è davvero il magnetismo lento, pesante, denso — quello che fissa al letto, addormenta, blocca; il magnetismo che il magnetizzatore deve saper produrre quando vuole sedare, calmare, ancorare, e che deve saper evitare quando vuole risvegliare, alleggerire, sollevare
Non si tratta di «un piombo letterale» a cui aggiungere «un piombo metaforico». Si tratta di un piombo unico che si manifesta integralmente su cinque piani contemporaneamente, e che l'operatore tradizionale impara a riconoscere e a trattare in ciascuno dei piani sapendo che opera su tutti gli altri. Quando l'alchimista del Seicento calcinava il piombo metallico nel suo athanor, operava davvero anche sul proprio Saturno interno e sulla freddezza-pesantezza che gli si opponeva; e quando lavorava sulla propria pazienza, operava davvero anche sui metalli del laboratorio. È questo a rendere l'alchimia un'opera vivente e non un esercizio di chimica primitiva.
La stessa cosa vale per gli altri elementi e principi. Il Solfo è simultaneamente: lo zolfo del laboratorio, il principio attivo-maschile della tradizione, il «fuoco animale» del corpo, l'orgoglio o l'ardore dell'anima, l'energia volontaria del magnetizzatore. Il Mercurio è simultaneamente: il mercurio metallico, il principio passivo-femminile mobile, lo spirito vitale del corpo, l'intelligenza fluida dell'anima, la sensibilità ricettiva del magnetizzato. Il Sale è simultaneamente: i sali del laboratorio, il principio di fissità e cristallizzazione, le ossa e le strutture del corpo, la stabilità dell'anima, la disciplina dell'operatore.
La regola d'oro della tradizione — formulata da molti maestri, ma esplicita in Filalete e nei Rosacroce d'Oro — è che ogni operazione su un piano dev'essere accompagnata, sostenuta o preceduta dall'operazione corrispondente sui piani vicini. Il chimico solitario che opera solo nel laboratorio senza lavorare su di sé è destinato a fallire; il mistico solitario che opera solo sull'anima senza disciplinare il corpo è destinato a deragliare; il magnetista che opera solo sui fluidi senza comprendere i corpi e gli elementi non sa che cosa sta facendo. La completezza è la chiave, e la completezza si raggiunge attraverso il riconoscimento dell'identità microcosmo-macrocosmo che è il principio-base di tutta la tradizione.
V. La «occulta vis» kircheriana come ponte concettuale
[VERIFICATO] Athanasius Kircher (1602-1680) è il teorico più sistematico dell'identità delle due discipline. Nei suoi tre trattati sul magnetismo (Ars Magnesia 1631, Magnes sive De Magnetica Arte 1641, Magneticum Naturae Regnum 1667), Kircher espone una dottrina precisa documentata da Anna Maria Partini:
«Una forza occulta (occulta vis) lega tutti gli aspetti della realtà manifesta con quella del mondo sovrasensibile e anche del [...] potere politico [...]. La stessa concezione è rappresentata nel frontespizio del Regnum Naturae Magneticum. Anche qui gli effetti magnetici sono rappresentati da una catena aurea, sostenuta da un braccio divino che sporge dalle nubi, e collega tre medaglioni con gli oggetti dotati di maggior forza attrattiva nel mondo minerale, vegetale e animale».
I termini-cardine kircheriani sono i nomi tecnici della forza unica:
- Occulta vis (forza occulta) — l'energia che opera sotto il piano dei fenomeni osservabili
- Vis attractiva (forza attrattiva) — la sua manifestazione come attrazione (calamita, eliotropi, simpatia fra esseri viventi)
- Catena aurea (catena d'oro) — la struttura gerarchica della forza unica, da Dio agli enti più bassi
- Catena eracleotica (riferimento a Eracle figlio di Zeus, e a Iliade VIII 19-22: la catena d'oro divina con cui Zeus mostra il suo potere) — sinonimo della catena aurea, sottolinea il carattere divino della forza
- Magnete celeste = Dio come fonte ultima della forza
- Luce-magnete = la luce stessa come energia magnetica primaria
Nella visione kircheriana, non c'è separazione fra:
- alchimia (l'opera sulle sostanze metalliche, vegetali, animali) — perché tutte queste «sostanze» sono localizzazioni della occulta vis, e l'opera consiste nel lavorare la forza attraverso le sostanze
- magnetismo (l'opera sui fluidi e sulle attrazioni fra corpi viventi) — perché i fluidi e le attrazioni sono la stessa occulta vis vista dal lato delle relazioni viventi
- astrologia (i corpi celesti come fonti di influenza) — perché gli astri sono nodi della catena aurea che propagano la forza unica
- teurgia (l'operazione su entità sovrannaturali) — perché gli angeli sono mediatori magnetici nell'edificio della catena aurea
- mistica (l'unione con il divino) — perché unirsi al Magnete Celeste è il termine ultimo del lavoro
Tutte queste discipline sono una sola scienza ermetica della occulta vis, differenziata solo per l'angolo di approccio.
VI. «Homo est centrum centrorum concentratum»: Schmidt e i Rosacroce d'Oro
[VERIFICATO] Boella-Galli, nel commento storico a Gualdi (cfr. Confraternita dellAurea Rosacroce sez. VIII), riporta una formulazione del Rosacroce d'Oro Rudolph Johann Friedrich Schmidt (1702-1761) che è l'enunciato classico della convergenza alchimia-magnetismo nella tradizione settecentesca:
«Secondo il Rosacroce d'Oro Rudolph Johann Friedrich Schmidt (1702-1761), per captare il semen macrocosmicum, materia dell'Opera, è necessario un particolare magnete, e il migliore è l'uomo stesso, poiché in lui vi sono, quintessenziate, tutte le forze superiori e inferiori: homo est centrum centrorum concentratum [l'uomo è il centro dei centri concentrato]. Nell'uomo si accumula magneticamente l'electrum fulminans, un fuoco celeste e terrestre. Ecco perché si consiglia di impiegare materie provenienti dall'uomo, come la saliva, il muco, le lacrime, l'urina, gli escrementi ecc.»
Punti dottrinali decisivi della formulazione Schmidt:
- L'opera alchemica ha bisogno di un "magnete" — perché il «semen macrocosmicum» (la materia prima dell'opera, principio universale di generazione) deve essere attratto, captato, concentrato prima di essere lavorato. L'opera è — in questa esposizione — operazione magnetica prima che chimica
- Il miglior magnete è l'uomo stesso — perché nell'uomo «si accumulano quintessenziate tutte le forze superiori e inferiori». L'uomo è microcosmo concentrato — formula scolastica classica ma con valore tecnico specifico: l'uomo è dispositivo magnetico naturale
- Electrum fulminans — letteralmente «elettro fulminante»: nella terminologia di Schmidt è fuoco celeste e terrestre accumulato magneticamente nell'uomo. La formulazione precorre, sul piano del lessico, la futura scienza dell'elettricità ma in chiave alchemico-magnetica integrale
- Le sostanze "umili" (saliva, muco, lacrime, urina, escrementi) sono operativamente importanti perché «provengono dall'uomo» e dunque portano in sé la quintessenza magnetica raccolta dall'organismo umano. Non è degradazione: è riconoscimento che dove c'è un magnete c'è anche traccia magnetizzata
- Stesso principio è applicato — con cautela e tecnica — nelle tradizioni cagliostriana (saliva del Maestro nei rituali della Loggia d'Adozione, soffi rituali sui pazienti), catene di loggia, e in La Doctrine du Corps Immortel (Giudicelli sez. IV: lavoro sui «misti» del corpo)
VII. La «Aurea Catena Homeri» come testo-cerniera
[VERIFICATO] Boella-Galli cita esplicitamente, fra i testi della Rosacroce d'Oro che continuano la tradizione, la Aurea Catena Homeri (Catena Aurea di Omero), il Coelum reseratum chymicum e la Schlüssel der wahren Weisheit. La Aurea Catena Homeri, pubblicata da Anton Joseph Kirchweger (Francoforte e Lipsia, 1723), è il testo-cerniera che lega esplicitamente:
- La catena aurea omerica (Iliade VIII 19-22) — Zeus dimostra che tutti gli dèi insieme non possono trarlo verso terra, ma lui può tirare loro verso l'alto
- La catena aurea neoplatonica (Macrobio, Commento al Sogno di Scipione I.14: «la mente che procede dalla suprema causa è come una catena d'oro»)
- La catena aurea kircheriana (cfr. sez. II di questa pagina)
- La catena alchemica delle sostanze in trasformazione (la sequenza Piombo → Stagno → Ferro → ... → Oro è una «catena» di operazioni gerarchiche)
- La catena magnetica delle logge settecentesche
Tutte queste catene sono — nella visione rosicruciana settecentesca — la stessa catena, vista da angolature differenti. La pubblicazione della Aurea Catena Homeri nel 1723 è un atto di unificazione concettuale della tradizione ermetico-alchemico-magnetica.
VIII. La continuità: dalla tradizione araba a Mesmer
La connessione alchimia-magnetismo ha radici che precedono Kircher. [VERIFICATO] Boella-Galli ricostruisce la linea:
«Tutti questi autori, Gualdi compreso, non fanno del resto che proseguire la tradizione alchimica araba, a partire da Jabir e Ibn Wahshiyya, che sostiene la teoria della pietra animale quale grande radice dell'Opera, e considera l'elisir minerale exoterico (barrani) e quello animale esoterico (gawwani). Nel Libro della putrefazione o Libro dei segreti del sole e della luna, Ibn Wahshiyya tratta della generazione artificiale delle piante e degli animali, attribuendo tale dottrina ai saggi babilonesi Aqulabita, Ankabuta e altri».
Punti rilevanti:
- Jabir ibn Hayyan (VIII-IX sec., Persia/Iraq, latinizzato «Geber») — fondatore dell'alchimia islamica, autore di un corpus che distingue oro esterno (metallico) e oro interno (perfezionamento dell'operatore). La distinzione corrisponde esattamente a quella di Kremmerz («chi non ha fatto oro all'esterno non lo fa in sé», cfr. La Doctrine du Corps Immortel sez. III).
- Ibn Wahshiyya (IX-X sec., autore di L'agricoltura nabatea e di Le radici della saggezza — Kitab Usul al-Hikma) — sostiene la teoria della pietra animale come grande radice dell'Opera: la pietra filosofale è vivente, non minerale
- Distinzione barrani / gawwani (esterno/interno) — è la stessa di esoterico/essoterico, ma in arabo, e specificamente applicata all'elisir: c'è un elisir minerale per il pubblico, e uno animale-interno per gli iniziati
Linea storica della tradizione alchimia-magnetismo:
- Antichità — Tabula Smaragdina di Ermete; Corpus Hermeticum; Zosimo (IV sec. — alchimista alessandrino)
- Tradizione araba (VIII-XII sec.) — Jabir, Ibn Wahshiyya, Picatrix (XI sec.)
- Medioevo latino (XII-XIV sec.) — Alberto Magno, Ruggero Bacone, Arnaldo da Villanova, Cecco d'Ascoli (su cui cfr. I Fedeli dAmore)
- Seicento europeo — Kircher (Roma); Gualdi (Venezia); Borri (Milano-Roma); Palombara (Roma); Sendivogius (Polonia); Newton (Inghilterra, alchimista esoterico oltre che fisico)
- Settecento — Schmidt (Rosacroce d'Oro), Cagliostro (Strasburgo, Parigi, Lione 1780-86), Mesmer (Vienna, Parigi 1779-85), Willermoz (Lione 1783, Société de la Concorde)
- Ottocento — Eliphas Lévi (Dogme et Rituel, 1854-56), Papus (martinismo), Saint-Yves d'Alveydre
- Novecento — Kremmerz (Myriam, 1896), Reghini ed Evola (Gruppo di UR, 1927-29), Giudicelli (1988)
- Oggi — Scuola Paret-ISI-CNV come continuazione attiva della linea
IX. Quattro corpi e magnetismo
La connessione alchimia-magnetismo trova nella dottrina dei quattro corpi di Boyer (pp. 213-235) il quadro antropologico integrato:
- Corpo terrestre (osso) — è il substrato materiale su cui l'alchimia metallica opera per analogia (i metalli sono «ossa del cosmo»)
- Corpo aqueo (lunare, astr