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Addictions — un metodo integrato

Da Wiki Progetto di Ricerca Metodo Paret.
Versione del 27 mag 2026 alle 19:37 di WikiBot (discussione | contributi) (Creazione hub portale Addictions: posizione del Paret Method (addiction come soluzione disfunzionale a un dolore reale, non malattia ne vizio ne scelta), principio epistemologico una sola persona molte letture applicato (lettura polivagale + trauma/dislocamento + tipologica-ermetica + PNL-Wolinsky), fonti dichiarate (12 steps + Porges + Mate + Schwartz UCLA + Wolinsky + Felitti + van der Kolk + Almaas + Gendlin focusing + Luxmind), tre dimensioni tier 1/2/3 di Wolinsky-Kiloby, dieci fasi del...)
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Pagina-hub del portale Addictions della Scuola. Le addictions (dipendenze patologiche da sostanze e da processi) costituiscono uno dei campi clinici sui quali il Paret Method è più richiesto, e una delle aree in cui le tre angolazioni del Metodo — fenomenologia magnetica, lavoro alchemico-ermetico, neurofisiologia polivagale — si incontrano con maggiore evidenza operativa. Questa pagina è il punto di atterraggio del portale: chi cerca informazioni sull'approccio della Scuola alle addictions parte da qui.


Una posizione, in apertura

Il Paret Method non concepisce l'addiction come malattia nel senso medico stretto, né come vizio nel senso morale, né come scelta nel senso volontaristico. La concepisce come una soluzione disfunzionale a un dolore reale — un tentativo, riuscito a breve termine e fallito a medio termine, di regolare uno stato interno divenuto insostenibile, sostituendo con un oggetto o con un processo la regolazione naturale che le relazioni umane e il proprio sistema nervoso non sono più in grado di fornire.

Da questa posizione discende tutto il resto. L'addiction non si combatte con la forza di volontà — la volontà è proprio la facoltà che il processo addittivo neutralizza per prima — e non si guarisce con la sola astinenza, perché la sostanza o il processo erano la risposta a una domanda che resta aperta quando li si toglie. Si lavora invece sul dolore di fondo, sulla riconfigurazione dello stato autonomo, sulla ricostruzione delle relazioni naturali di nutrimento, e sulla riapertura della possibilità di una vita che abbia significato e presenza. La sostanza si stacca da sé, in modo durevole, quando il terreno che la chiamava è stato lavorato.

Una sola persona, molte letture

L'approccio alle addictions del Paret Method applica integralmente il principio epistemologico esposto in Una sola persona, molte letture e in Dall'ermetico al neurologico — corrispondenze: l'uomo è sempre lo stesso, e discipline diverse non descrivono persone diverse, descrivono la stessa persona da angolazioni diverse.

Le addictions sono leggibili — contemporaneamente, senza riduzione dell'una all'altra — in quattro vocabolari convergenti:

Lettura neurofisiologica polivagale
L'addiction sostituisce l'attivazione naturale del circuito vagale ventrale: dove la persona dovrebbe trovare regolazione attraverso il legame umano, il contatto, la presenza condivisa, trova invece una via sostitutiva attraverso un oggetto o un processo che produce un cambiamento di stato rapido e prevedibile. Questa lettura è esplicitamente proposta da Stephen Porges nel Polyvagal Theory (2011) e dalla letteratura clinica che ne discende. Vedi voce di approfondimento in costruzione: Addictions e teoria polivagale.
Lettura del trauma e del dislocamento
Bruce Alexander, Gabor Maté, Vincent Felitti, Bessel van der Kolk hanno mostrato la correlazione massiva tra avversità infantili (ACE Study Felitti 1998) e sviluppo di addiction in età adulta. Maté riassume: «Solo le persone cronicamente e gravemente disconnesse sono vulnerabili all'addiction.» Il dislocamento — l'enduring lack of psychosocial integration — è il terreno; l'addiction è il sintomo. Voce in costruzione: Addictions come dislocamento.
Lettura tipologica ed ermetica
I sistemi tipologici antichi e moderni hanno descritto i pattern stabili di reazione e di difesa che oggi la psicofisiologia studia come fissazioni. La tradizione esicastica ne ha catalogato otto come logismoi — pensieri-passione intrusivi che ostacolano la presenza; l'enneagramma contemporaneo li articola come Otto fissazioni; Stephen Wolinsky li tratta come fusioni identitarie con un oggetto/processo, e ha sviluppato il modello in sei fasi di defusion che il Paret Method integra direttamente. L'addiction in questa lettura è una fissazione conclamata clinicamente: lo stesso meccanismo strutturale che sta sotto a un logismos o a una fissazione enneagrammatica, portato al livello di conclamazione clinica in cui un oggetto/processo specifico ha catturato il sistema di ricompensa. Voce in costruzione: Logismoi, fissazioni e addictions.
Lettura PNL/comportamentale e neuroplastica
La PNL e le neuroscienze applicate descrivono il processo di apprendimento errato per cui la persona ha imparato, e ha riconfermato neuro-plasticamente nel tempo, un'associazione disfunzionale (sostanza/processo ↔ regolazione di stato). Il lavoro di Jeffrey M. Schwartz alla UCLA su DOC e neuroplasticità ha mostrato che nuovi circuiti possono essere stabiliti in modo da bypassare i circuiti malfunzionanti, e che questo processo è applicabile anche alle addictions. Il Paret Method integra il 4+1 Step di Schwartz (Re-label, Re-attribute, Re-focus, Re-value, Re-create) come uno dei nuclei procedurali. Voce in costruzione: Le 4+1 fasi di Schwartz nel Paret Method.

Le quattro letture descrivono la stessa persona. Non si tratta di scegliere quale è vera: si tratta di disporre, per ciascun soggetto e per ciascun momento del lavoro, dello sguardo più operativo.

Le fonti del metodo

Il metodo per le addictions sviluppato da Marco Paret e insegnato attraverso ISI-CNV è esplicitamente un metodo integrato: non discende da una sola scuola, e attinge da fonti scientificamente e clinicamente diverse che vengono lette nella prospettiva unitaria sopra descritta. Le principali fonti dichiarate sono:

  • I dodici passi degli Alcolisti Anonimi (e il loro adattamento nelle altre famiglie di programmi a dodici passi) — letti nella loro struttura operativa di base, indipendentemente dalla loro veste religiosa originaria. La Scuola adotta una versione laica dei dodici passi che mantiene la potenza operativa del programma rendendolo accessibile a soggetti di diverse provenienze culturali.
  • La teoria polivagale di Stephen Porges — come grammatica neurofisiologica unitaria delle transizioni di stato implicate nell'addiction.
  • Il lavoro mesmerico-polivagale della scuola di Paret — l'integrazione tra fenomenologia magnetica e teoria polivagale come strumento operativo per la modulazione di stato.
  • Il felt sense di Eugene Gendlin (focusing) — come pratica di ascolto corporeo che ricostruisce l'interocezione perduta dall'addiction.
  • Luxmind© — il metodo della Scuola che utilizza il lavoro sulla luce interna per attivare creatività, immaginazione e nuove possibilità di scelta in stato modificato.
  • I 4+1 Step di Jeffrey M. Schwartz (UCLA) — protocollo di ristrutturazione neurale per disturbi ossessivo-compulsivi adattato all'addiction, con l'aggiunta di un quinto passo (Re-create) sviluppato dalla Scuola.
  • Il pensiero clinico di Gabor Maté (In the Realm of Hungry Ghosts, 2008) — sul ruolo del trauma e del dislocamento come terreno dell'addiction.
  • Il modello a sei fasi di fusion-defusion di Stephen Wolinsky — come tecnica di disidentificazione operativa dall'oggetto/processo addittivo.
  • Il lavoro sulle costellazioni energetiche (sviluppo della Scuola) — come metodo di lavoro sui carichi familiari e generazionali implicati nell'addiction, distinto dalla famiglia hellingeriana classica.
  • Crisi mesmerica e movimento autonomo — come fasi operative di liberazione emotiva e di rilascio delle contrazioni corporee implicate nei craving.
  • Lo studio ACE di Vincent Felitti (1998) — come base empirica del legame tra avversità infantile e addiction.
  • Daniel Siegel e l'Interpersonal Neurobiology (IPNB) — sul ruolo della coregolazione e dell'attaccamento nello sviluppo del sistema autonomo del bambino.
  • Bessel van der Kolk (The Body Keeps the Score, 2014) — sulla memoria implicita del trauma nel corpo e sulle vie del rilascio somatico.
  • A. H. Almaas — sul hole come struttura di base della deficienza identitaria che l'addiction tenta di riempire.
  • Il lavoro di Marian Diamond sulla neuroplasticità da arricchimento ambientale, come base biologica della speranza terapeutica a qualunque età.
  • Le tradizioni contemplative (buddhista, esicastica, alchemica) come fonte delle pratiche di presenza che la Scuola integra come strumenti antiaddiction.

Le tre dimensioni del lavoro

Il metodo è organizzato su tre livelli interdipendenti, derivati dalla letteratura clinica di Wolinsky e di Kiloby e ridefiniti nella cornice della Scuola:

Tier 1 — Le contrazioni corporee del trauma
Il livello fondativo. Le contrazioni fisiche del corpo che reggono il trauma originario sono la spinta più profonda al craving. Lavorare qui significa lavorare con il movimento autonomo, la crisi mesmerica, il tatto polivagale, il felt sense.
Tier 2 — Le storie di deficienza e il falso sé
Il livello strutturale. I deficit profondi («non sono abbastanza», «non sono amabile», «sono inadeguato», «sono incompleto») che la persona ha incorporato come identità nucleare e che l'addiction maschera. Lavorare qui significa lavorare con la defusion di Wolinsky, l'inquiry secondo il Kiloby Clearing Method, il refocusing, e l'unificazione delle personalità (il Sé reale e l'Addict).
Tier 3 — I comportamenti di superficie
Il livello sintomatico. L'uso effettivo della sostanza o il comportamento addittivo, e l'ansia che lo accompagna. Lavorare solo qui produce risultati instabili: l'astinenza forzata senza il lavoro sui tier sottostanti è la principale fonte di sostituzione di addiction (alcol → workaholism → relazioni codipendenti → cibo).

Il vero recupero — distinto dalla semplice sobriety superficiale — richiede il lavoro continuativo sui tre livelli, con sequenze e cicli adattati alla persona.

Le fasi del metodo

La struttura procedurale del metodo, come articolata da Marco Paret nel materiale didattico della Scuola, attraversa le seguenti fasi (non sempre tutte presenti, non sempre nello stesso ordine — il metodo è ciclico-ricorsivo come l'opera alchemica).

0. Colloquio motivazionale
Sulla base del lavoro di Miller e Rollnick (2002), prima di ogni intervento si conduce un colloquio motivazionale che attiva la disponibilità interna del soggetto, libera dall'ambivalenza, e stabilisce il quadro relazionale di sicurezza nel quale tutto il resto sarà possibile.
1. Costruzione del felt sense
Senza presenza nel corpo non c'è metodo. Il primo passo è la riconnessione del soggetto al proprio felt sense — la sensazione corporea diretta — secondo la tradizione di Gendlin e con le tecniche di rilassamento ipnotico della Scuola.
2. Comprensione del proprio sistema neurologico
Il soggetto impara a riconoscere i propri stati polivagali e a leggere le proprie reazioni come reazioni di sopravvivenza del sistema nervoso, non come difetti morali. Questo dissolve la vergogna e apre lo spazio di lavoro.
3. Empowerment del sé interiore
Si guida il soggetto a riconoscersi al di là dei propri stati addittivi. Il Sé reale c'è da prima dell'addiction e ci sarà dopo. Questa è la condizione del passaggio successivo.
4. Pendulazione tra stati e gestione delle crisi
Si accompagna il soggetto in oscillazioni guidate tra stati polivagali, in modo da riattivare la mobilità del sistema autonomo bloccato. Quando emerge una crisi (vibrazioni, pianto, scarica motoria), la si accompagna come crisi mesmerica fino al rilascio.
5. Costellazioni energetiche
Su singolo soggetto o gruppo, si lavora sui carichi familiari e generazionali che reggono il sintomo. Non è famiglia costellata hellingeriana: è un lavoro distintivo della Scuola che mira a dissolvere in una o due sedute la memoria del carico, non a metterla in scena ripetutamente.
6. Refocusing — i 4+1 step di Schwartz
Il nucleo procedurale di ristrutturazione neurale per uscita dall'automatismo addittivo:
  • Re-label — riconoscere il pensiero/desiderio addittivo per ciò che è (un messaggio falso del cervello), distinguendolo dal bisogno reale.
  • Re-attribute — assegnare alla configurazione neurale appresa, non al sé, la fonte del desiderio.
  • Re-focus — spostare l'azione su un'attività alternativa sana per il tempo necessario a far decadere l'impulso; uso di Luxmind© per generare opzioni creative non automatizzate.
  • Re-value — riconoscere il reale danno prodotto dal pattern addittivo nella propria vita, in modo non giudicante ma chiaro.
  • Re-create — sviluppo del Paret Method, è la fase di ricostruzione attiva di una nuova vita possibile, non solo di assenza della vecchia.
7. Defusion (modello Wolinsky in 6 passi)
Lavoro sistematico di disidentificazione dall'oggetto/processo addittivo e dal falso sé che lo richiede, attraverso l'Unfindable Inquiry, l'Anxiety Inquiry, il Compulsion Inquiry, il Boomerang e il Clearing Method di Kiloby.
8. Prevenzione della ricaduta
Riconoscimento dei tre stadi della ricaduta (emotiva, mentale, fisica), uso del protocollo HALT (Hungry-Angry-Lonely-Tired), e dei Big Three di prevenzione: Remember when, Play the tape through to the end, Actively avoid high-risk situations.
9. Sviluppo della presenza come stile di vita
Presenza Integrale come stato di fondo che, una volta stabilizzato, rende l'addiction strutturalmente meno necessaria perché il vuoto che la chiamava è stato in larga parte abitato. Pratiche di presenza brevi (the Stop 3-5 secondi, Awareness of Breath, Inner Body Awareness, Noticing Thought) integrate nella giornata.

Tipologie e addictions

Il sistema dei sei tipi caratteriali ha applicazioni dirette nel lavoro sulle addictions. Marco Paret distingue in particolare due grandi pattern di soggetto addittivo:

Sensation seekers
Soggetti per i quali l'addiction è ricerca di intensità — sensazione, eccitazione, high arousale. Confondono l'intensità con l'intimità: una sensazione forte produce un'illusione di vicinanza reale. Tipici delle addiction da cocaina, anfetamine, MDMA, gambling ad alta posta, sex/porn addiction, alcuni profili di disturbo da binge. Sul versante tipologico tendono al baricentro Zolfo-Mercurio (☉☿) o Mercurio-Zolfo (☿☉), con prevalenza simpatica calda.
Power seekers
Soggetti per i quali l'addiction è ricerca di controllo — sopra di sé, sopra gli altri, sopra le circostanze. Workaholism, controllo alimentare estremo, alcune forme di gambling strategico, alcune sex addiction di tipo dominativo. Sul versante tipologico tendono al baricentro Sale-Zolfo (♁☉) o Zolfo-Sale (☉♁), con assetto simpatico tonico stabilizzato dal dorsale.

Una terza configurazione meno descritta ma clinicamente importante è il satiation seeker — soggetto per il quale l'addiction è ricerca di chiusura, di numbness, di blocco protettivo dell'esperienza dolorosa (heroin, alcol cronico passivo, cibo come riempitivo, binge eating, marijuana cronica passiva, alcune forme di TV/social compulsivi). Baricentro tipologico tendenzialmente Sale-Mercurio (♁☿), con prevalenza dorsovagale come modalità difensiva cronicizzata.

Queste tipologie non sono diagnostiche cliniche e non sostituiscono il DSM: sono mappe operative per scegliere, all'inizio del lavoro, la modalità di ingaggio e la sequenza di tecniche più adatta.

Aree applicative

Il metodo è applicato dalla Scuola alle aree principali di addiction, con adattamenti specifici sviluppati nel materiale didattico e nei seminari. Le voci di approfondimento dedicate sono in costruzione e saranno collegate progressivamente da questa pagina:

  • Alcolismo
  • Tossicodipendenza da sostanze (eroina, cocaina, metanfetamine, cannabis cronica)
  • Gambling (azzardo)
  • Sex addiction e porn addiction
  • Binge eating, compulsive eating, addictions alimentari
  • Tabagismo
  • Workaholism e addictions al successo
  • Addictions da relazioni (codipendenza)
  • Addictions digitali (social, gaming, scrolling compulsivo)

Le obiezioni più frequenti

«Non si può cambiare alla mia età»
Falso, ed empiricamente smentito. Gli studi di Marian Diamond (Berkeley) hanno mostrato che anche cervelli adulti — e anche cervelli compromessi nell'infanzia — sviluppano nuove connessioni e arricchimento corticale in ambiente arricchito. La neuroplasticità non ha età. Studi successivi (Diamond et al.) hanno documentato fino al venti per cento di aumento dello spessore corticale in ratti adulti trasferiti in alloggi superiori. Il metodo si fonda su questa base biologica.
«È una questione di volontà, basta volere»
Falso e dannoso. La volontà è una funzione specifica della corteccia prefrontale, ed è precisamente la regione che le sostanze e i processi addittivi inibiscono per prima. Chiedere a un soggetto addittivo conclamato di «volerlo di più» equivale a chiedere a un cieco di vedere meglio. La volontà si può però utilizzare diversamente: non contro il craving (dove perde sempre), ma a sostegno della pratica quotidiana del metodo (recovery group, lettura, meditazione, presenza).
«È genetico»
Solo parzialmente. Gli studi più aggiornati assegnano alla genetica un 40-60% del rischio di sviluppare addiction in caso di esposizione, e all'ambiente un 40-60%. L'esposizione prenatale a stress materno, alle avversità infantili (ACE Study Felitti), e il dislocamento sociale contemporaneo sono fattori ambientali pesanti che la sola genetica non spiega. La «familiarità» dell'alcolismo riflette molto più la trasmissione ambientale del dislocamento che la trasmissione del gene.
«Bisogna toccare il fondo»
Falso. L'idea che il soggetto debba hit bottom prima di chiedere aiuto è uno dei luoghi comuni più dannosi del discorso sulle addictions. Numerosi soggetti raggiungono il proprio fondo solo quando è troppo tardi. Il metodo della Scuola non aspetta il fondo: lavora sulla creazione di sicurezza, sull'attivazione del vagale ventrale, sull'apertura dello spazio relazionale, da qualunque punto della parabola il soggetto si trovi.
«Una volta dipendenti, dipendenti per sempre»
Affermazione da contestualizzare. La parte Addict della personalità, costruita nel tempo, resta come configurazione neurale apprendibile in caso di stress estremo o di esposizione ripetuta. Ma il Sé reale è e resta più ampio di essa, e il vero recupero — distinto dalla semplice astinenza — è la stabilizzazione del Sé reale come centro di gravità della persona. Non «dipendenti per sempre»: persone che hanno integrato l'esperienza dell'addiction nella propria storia e ne hanno trasformato il significato.

Status delle voci collegate

Questa è la pagina-hub del portale Addictions. Le voci di approfondimento sono in costruzione e saranno progressivamente collegate. Lo stato attuale è il seguente:

In progettazione
Tutte le voci di approfondimento: Addictions e teoria polivagale · Addictions come dislocamento (Maté, Felitti, van der Kolk) · Logismoi, fissazioni e addictions · Le 4+1 fasi di Schwartz nel Paret Method · Defusion di Wolinsky applicato alle addictions · le voci specifiche per area applicativa (alcol, droghe, gambling, sex/porn, binge eating, tabagismo, workaholism).
In attesa
Voce Sambucy. La Scuola riconosce nel capitolo di Sambucy sulle addictions una convergenza diretta con il metodo qui esposto. Il testo è da scansionare dalla copia in possesso di Marco Paret; la voce verrà aperta dopo la scansione, e fornirà il riferimento storico-magnetico del lavoro della Scuola in questo campo.

Voci collegate già in linea

Riferimenti bibliografici

Lavoro clinico contemporaneo sulle addictions
Maté, G. In the Realm of Hungry Ghosts: Close Encounters with Addiction. Knopf Canada, 2008.
van der Kolk, B. The Body Keeps the Score: Brain, Mind, and Body in the Healing of Trauma. Viking, 2014.
Felitti, V. J., Anda, R. F., Nordenberg, D., et al. «Relationship of childhood abuse and household dysfunction to many of the leading causes of death in adults: The Adverse Childhood Experiences (ACE) Study». American Journal of Preventive Medicine 14(4), 1998: 245-258.
Alexander, B. K. The Globalization of Addiction: A Study in Poverty of the Spirit. Oxford University Press, 2008.
Neurofisiologia di stato e neuroplasticità
Porges, S. W. The Polyvagal Theory: Neurophysiological Foundations of Emotions, Attachment, Communication, and Self-Regulation. Norton, 2011.
Schwartz, J. M., Begley, S. The Mind and the Brain: Neuroplasticity and the Power of Mental Force. ReganBooks, 2002.
Schwartz, J. M., Stapp, H. P., Beauregard, M. «Quantum physics in neuroscience and psychology: A neurophysical model of mind/brain interaction». Philosophical Transactions of the Royal Society B: Biological Sciences 360(1458), 2005: 1309-1327.
Diamond, M. C. Enriching Heredity: The Impact of the Environment on the Anatomy of the Brain. The Free Press, 1988.
Siegel, D. J. The Developing Mind: How Relationships and the Brain Interact to Shape Who We Are. Guilford, 1999, 2012².
Felt sense, focusing, defusion
Gendlin, E. T. Focusing. Bantam, 1978.
Gendlin, E. T. «Thinking beyond patterns: Body, language and situations». In B. den Ouden, M. Moen (eds.), The Presence of Feeling in Thought. Peter Lang, 1991.
Wolinsky, S. The Tao of Chaos: Essence and the Enneagram. Bramble Books, 1994.
Kiloby, S. Natural Rest for Addiction: A Revolutionary Way to Recover Through Presence. Non-Duality Press, 2014.
Tradizione dei dodici passi
Alcoholics Anonymous. Alcoholics Anonymous: The Big Book. 1939, 4ª ed. 2001.
Pubblicazioni della Scuola
Paret, M. Materiali didattici del Master di Ipnosi (sezione addictions), ISI-CNV, anni vari.
Sito di riferimento della Scuola per il lavoro polivagale: https://www.polyvagaltherapy.org